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L'attentato preparato in diretta dal clan della Noce: "Prendi la bottiglia, la riempi e c'a tiri!"

Tra le intercettazioni dell'operazione "Padronanza" della squadra mobile ce n'è anche una da cui emerge la pianificazione di un incendio in un terreno confiscato di via Torre Ingastone. Il rogo era poi avvenuto il 14 agosto del 2017, erano stati distrutti diversi capannoni ed era morto anche un cavallo

La pianificazione di un attentato incendiario registrata in diretta da una microspia. E’ uno dei retroscena dell’operazione “Padronanza” contro i clan della Noce e di Cruillas, che ha portato a 11 arresti. Le cimici della squadra mobile, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise e Vincenzo Amico, hanno infatti registrato Francesco Di Filippo proprio nel momento in cui, il 10 agosto del 2017, avrebbe istruito un altro indagato, Angelo De Luca, per dare fuoco a un terreno di via Torre Ingastone, peraltro confiscato. L’obiettivo sarebbe stato quello di mandar via un occupante abusivo. Nel rogo erano andati in fumo diversi capannoni ed era morto pure un cavallo.

Spiegava Di Filippo a De Luca: “Li devi mettere a distanza di un metro, un metro e mezzo l’uno, ora ti prendi la bottiglia di vetro e la riempi e c’a tiri n’incampu, appena addumi, ora ti faccio vedere… Gira, gira, perché ci sono pure i cani… Gli tiri quattro pietre e se ne vanno. I cavalli dentro le stalle… Mi spavento a dirti queste cose, li vedi i pitbull, se tu vedi che i cani ti rompono i coglioni, male che vada, tu scavalchi ed esci dove dormono, fin tanto che è tranquillo entri nel cancello… Aspè usciamo di qua che c’è una telecamera”.

Puntualmente il 14 agosto il terreno andava a fuoco. In via Torre Ingastone erano intervenuti la polizia e vigili del fuoco, che avevano constatato poi la distruzione di alcuni capannoni e di un’Ape, nonché la presenza di un cavallo morto.

L’occupante abusivo del terreno confiscato, che era stato denunciato quello stesso giorno, aveva però negato intenti intimidatori. Intercettando il suo cellulare, tuttavia, la squadra mobile dalle sue parole si è accorta che l’intento dell’attentato sarebbe stato invece proprio quello di mandarlo via. Il 23 agosto, parlando con un amico, diceva infatti: “Me ne devo andare, sono destinato che me ne devo andare...”.

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