Raid e pestaggi, la giustizia sommaria dei boss: "La mazza ce l'hai? Gliela diamo in testa"

Dalle intercettazioni dell'inchiesta "Padronanza" spicca la figura di Francesco Di Filippo al quale in tanti si sarebbero rivolti per risolvere problemi. L'indagato avrebbe compiuto "indagini" per risalire a ladri e rapinatori, ma anche commissionato danneggiamenti. Il gip: "Un potere parallelo a quello dello Stato"

Uno degli arrestati portato in Questura

Raid e pestaggi compiuti al termine di “indagini” sommarie per individuare ladri e rapinatori. Il gip Elisabetta Stampacchia, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare contro i clan della Noce e di Cruillas, non esita a parlare di “un potere parallelo a quello dello Stato” per definire i comportamenti di boss e picciotti. Che, per ottenere il consenso sul territorio, si sarebbero spesi per risolvere anche beghe insignificanti – come una lite tra condomini – e avrebbero così garantito una “giustizia” alternativa. In questo senso, nell’inchiesta “Padronanza” della squadra mobile, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise e Vincenzo Amico, spicca la figura di Francesco Di Filippo. Ufficialmente titolare di una ditta di pompe funebri in via Inserra, ma – secondo l’accusa – appartenente alla cosca e pronto a ricorrere alla violenza con una certa facilità.

"La mazza ce l'hai? Gliela diamo in testa"

A novembre del 2017 una persona chiedeva l’intervento di Di Filippo per “punire” gli autori di una rapina ai danni di suoi conoscenti. L’indagato non avrebbe avuto esitazioni: “Appena i truvamo i chiurimu a malasieno e li scatenamu, quando li trovamu li teniamo una settimana a malasieno e pigliano ogni giorno bastonate”. E ancora: “La mazza ce l’hai sempre tu? Appena li troviamo scendila che gliela diamo in testa, cioè noialtri li scafazziamo, con due dita, e vanno facendo queste cose, questi figli di sucaminchia”.

"Assai siamo, questi muoiono!"

Il colpo era avvenuto a Borgo Nuovo e Di Filippo avrebbe allora avviato le indagini in quel quartiere: “Chi c’è a Borgo Nuovo? Me li deve trovare, perché se non li trova non è cristiano buono, non lo sa fare, buttalo!”. I responsabili sarebbero stati individuati grazie all’aiuto di un esponente della famiglia mafiosa di Passo di Rigano, Baldassare Migliore. Il 20 novembre, Di Filippo dava quindi ordini ad Angelo De Luca perché organizzasse una squadra in vista di un pestaggio: “Gli dici a Davide che arricuogghie 4, 5, 6, 7… Hai capito? Ce ne saliamo qua a Borgo Nuovo… Tu vai a prendere Mimmo...”. De Luca chiedeva: “Assai sono? Sono in 4 ed 8 cristiani ci vogliono? Tutti e due non ce la facevamo? Assai siamo, questi muoiono! Troppa confusione… Quello se li struppia, già solo quello il pugilista, solo lui li ammazza a tutti e 4, ma lui li ammazza vero però, non per scherzare… Tu lo mandi e quello li distrugge! La cuonzu una corda, ce la portiamo una corda?”.

"Rompi i vetri e taglia i copertoni"

Il 12 ottobre del 2017, Di Filippo avrebbe ricevuto l’incarico da Migliore di compiere un danneggiamento in un autosalone. Avrebbe quindi affidato ancora una volta il compito a De Luca e pure a Vincenzo Lanno: “Mi ha domandato questa cortesia chiddu, solo che, però, tu ci vai a piedi, è semplice… Ora lo vedi e ti metti il cappuccio e ti porti pure a quel testa di minchia di Vicè (Lanno, ndr)! Allora, praticamente c’è un autosalone, che ti faccio vedere, si ci devono rompere tutti i vetri e si ci devono tagliare i copertoni nelle macchine, tutti i vetri, a una, 2, 3, 5 macchine e in più ci si devono tagliare i copertoni”. Un episodio che era stato evitato dalla polizia che, avendo sentito la pianificazione del raid, quella notte aveva fermato gli indagati e impedito che portassero a termine l’operazione.

"Mi futtieru l'Sh"

Di Filippo si sarebbe impegnato anche per questioni più futili, come il recupero di uno scooter rubato. Il 15 settembre del 2017 un uomo chiedeva infatti il suo aiuto: “Mi futtieru l’Sh, siccome c’era il satellitare, con il satellitare loro che hanno ti telefonano: ‘Senta c’è un’anomalia, l’ultima localizzazione è via Salice’, la via Salice è qua… Aspetto una chiamata eventualmente, tu mi dici a me… Vuoi la targa?” e Di Filippo: “No, non c’è bisogno, un Sh, non è che ne hanno rubati 5 o 6”.

La lite tra condomini

Altra bega in cui sarebbe intervenuto Di Filippo è legata ad una lite tra condomini. Il 27 settembre 2017 un uomo gli riferiva infatti: “Faccio venire mio figlio qua e lui a tipo che… ma io già avevo preso il manganello, perché avevo il manganello tra le mani… Gli ho tirato quattro colpi, però gliel’ho fatto capire che io lo lascio morto a terra!”. L’uomo però temeva vendette e, proprio per evitarle, avrebbe chiesto aiuto all’indagato: “Io ti sto chiedendo una cortesia a te, perché se no io me ne posso andare pure fuori al rione e andare a prendere cristiani fuori al rione mi secca! Te lo sto dicendo a te, perché so che cosa sei e so che tu...”.

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Il gip: "Un potere parallelo a quello statale"

Ecco come il gip definisce la figura di Di Filippo e il suo ruolo all’interno della cosca: “Data la sua indubbia spregiudicatezza, Di Filippo ha acquisito nel territorio autorevolezza e prestigio criminale ed è quindi riconosciuto sia dagli appartenenti ad altre famiglie mafiose sia all’esterno di quel circuito come espressione di quel potere parallelo a quello statale che condivide, nel primo caso, o al quale si è soggetti, nel secondo, salvo rivolgercisi per la risoluzione delle più varie problematiche per ottenere una celere e del tutto opinabile ‘giustizia’”.

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