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Un'intercettazione dell'operazione "Padronanza"

Un'intercettazione dell'operazione "Padronanza"

Il clan della Noce tra pizzo, danneggiamenti e scommesse: in 13 rischiano il processo

Chiusa l'inchiesta "Padronanza" che a giugno scorso aveva portato a 11 arresti, compreso quello di Salvatore Alfano che sarebbe stato il reggente del mandamento e il capo della famiglia mafiosa di Cruillas. Dalle intercettazioni emergeva che i commercianti avrebbero dovuto pagare il dazio a Cosa nostra "per educazione"

Il pizzo sarebbe stato un dazio da pagare "per educazione" e "per cortesia", anche se poi, in caso di rifiuto, non sarebbero mancati incendi e danneggiamenti contro i commercianti che avrebbero fatto resistenza. Era uno dei retroscena dell'operazione "Padronanza" dello scorso giugno, contro i clan della Noce e di Cruillas. Adesso il procuratore aggiunto Salvatore De Luca ed i sostituti Amelia Luise e Vincenzo Amico hanno chiuso l'inchiesta e in 13 rischiano il processo.

L'avviso, nello specifico, è stato notificato a Salvatore Alfano che, secondo l'accusa, avrebbe retto la famiglia di Cruillas e il mandamento della Noce dopo l'arresto del boss Giovanni Nicoletti, a Girolamo Albamonte, a Francesco Di Filippo, che si sarebbe occupato proprio delle estorsioni, servendosi di Vincenzo Lanno ed Angelo De Luca (anche per loro la Procura ha chiuso le indagini), a Giuseppe Bondì, Giuseppe Carella, Francesco Paolo La Rosa, Baldassare Migliore, Biagio Piranio, Vincenzo Runfolo, Alfonso Siino e a Nicolò Zarcone.

Il blitz della squadra mobile, messo a segno il 4 giugno scorso, aveva portato in tutto a 11 arresti. Dalle intercettazioni emergeva come i boss avessero una certa difficoltà a reperire denaro per assolvere a uno dei loro compiti più importanti, ovvero occuparsi del mantenimento dei detenuti e delle loro famiglie. Biagio Piranio avrebbe per esempio acquistato dei profumi appena rubati nel centro commerciale "Conca d'Oro" e la somma da lui versata sarebbe servita proprio "per i carcerati".

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