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Mafia, in manette i boss del mandamento Pagliarelli: 39 arresti

L'operazione "Verbero" condotta dai carabinieri del comando provinciale di Palermo, con le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, è servita a fermare il triumvirato delle famiglie Pagliarelli-Corso Calatafimi-Villaggio Santa Rosalia

Catturati i capi di tre importanti famiglie mafiose. Un triumvirato composto - secondo gli investigatori - da Alessandro Alessi, Vincenzo Giudice e Massimiliano Giuseppe Perrone. Dalle prime luci dell'alba i carabinieri del Comando provinciale di Palermo, al termine di una complessa attività d'indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, sono stati impegnati nell'esecuzione di 39 misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Palermo, nei confronti di presunti appartenenti al mandamento mafioso di Palermo-Pagliarelli (LE INTERCETTAZIONI - VIDEO). Venti sono finiti in carcere, per 13 sono scattati i domiciliari e per 6 l'obbligo di dimora nel comune di residenza. (I NOMI)

Per loro le accuse sono, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione e corruzione. In manette i boss delle famiglie mafiose di "Pagliarelli", "Corso Calatafimi" e "Villaggio Santa Rosalia". Dopo aver scoperto i canali che permettevano di portare droga da Napoli e dal Piemonte, i militari sono riusciti a sequestrare circa 250 chili di stupefacenti.

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Tre persone, due pregiudicati e un insospettabile, reggevano le fila della cosca con il benestare dei boss in cella. Le indagini sono state coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi, dagli aggiunti Leonardo Agueci e Teresa Principato, e dai sostituti Caterina Malagaoli, Francesco Grassi e Francesca Mazzocco. Il triumvirato mafioso, nonostante il timore e la prudenza necessari per le denunce delle vittime del racket, avevano preferito non rinunciare all'imposizione della "messa a posto", arrivando a chiedere anche mezzo milione di euro a un imprenditore.

IL DIALOGO REGISTRATO: "PAPA' ARRESTERANNO ANCHE ME?"

E' quanto accaduto al titolare di un'impresa che sta realizzando dei lavori di ristrutturazione all'interno del Policlinico che, dopo aver ricevuto la richiesta di una ingente somma di denaro, ha deciso di denunciare tutto ai carabinieri. Altri, invece, non hanno avuto la forza di dire "no" e si sono piegati sotto al pizzo foraggiando le casse della "famiglia", sempre attenta alle esigenze dei detenuti e dei loro figli. Ma il business della droga sembrerebbe essere tornato tra quelli preferiti, meno pericoloso rispetto alla riscossione del pizzo date le sempre più frequenti le denunce.

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