"Divide et impera", la filosofia del boss per gestire il grande business delle scommesse

Dall'inchiesta "All In" emerge come l'imprenditore Salvatore Rubino sarebbe stato solo un fantoccio al servizio del mafioso Francesco Paolo Maniscalco, che avrebbe risolto problemi, incontrato avvocati e imposto scelte aziendali: "Si fa così e basta!". Cosa nostra avrebbe ricavato il 20% sulle puntate clandestine

“Dicevano i romani ‘divide et impera’… Li dividi e comandi, dividi e comandi”, questa sarebbe stata la filosofia del boss di Palermo Centro Francesco Paolo Maniscalco, che avrebbe avuto “la funzione di ‘collettore’ e ‘garante’ degli interessi economici e illeciti di Cosa nostra nei business dei giochi e delle scommesse sportive”, attraverso il gruppo di imprese “facenti capo a Salvatore Rubino”, “sia in riferimento alla rete di raccolta collegata a diritti e concessioni governative sia alla raccolta di giochi e scommesse illegale”. E infatti, come emerge dall’inchiesta “All In” della guardia di finanza, il boss avrebbe incontrato avvocati, risolto problemi, ma soprattutto preso decisioni fondamentali nella gestione delle aziende. L’imprenditore, secondo il procuratore Salvatore De Luca e il sostituto Dario Scaletta, sarebbe stato invece solo un fantoccio al suo servizio.

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“Dammi 6 mila euro al mese”

“Il padrone sono sempre io, fammi avere 6 mila euro al mese, il resto non voglio sapere niente, questi sono gli accordi”, così diceva Rubino, pretendendo la somma sugli utili derivanti dalla gestione delle società affidate a Christian Tortora e Vincenzo Fiore, ovvero la “Tierre Game srl” e la “Gierre Game srl”. E, in base alla ricostruzione degli inquirenti, nelle casse dei boss sarebbe confluito anche il 20 per cento degli incassi provenienti dalle reti di gioco parallele e/o illegali.

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“Questi hanno perso 40 mila euro, sono disperati”

Sono tanti gli episodi che i finanzieri, guidati dal colonnello Gianluca Angelini, riportano e che sono confluiti nell’ordinanza del gip Walter Turturici per dimostrare il ruolo del mafioso. Questi viene costantemente informato da Rubino di problemi ed esigenze. L’imprenditore, nell’ottobre del 2015, gli parla per esempio di strane vincite e di altrettanto strane perdite: “Quattro mesi fa avevano fatto delle giocate, avevano perso 40 mila euro, piano piano con il tempo li hanno recuperati, fino ad oggi mi dovevano dare circa 5 mila euro, ieri di nuovo, 90 e passa mila euro… So che Vincenzo Fiore si è incontrato con il padre, dice che sono disperati, non possono pagare, vogliono un incontro con me la settimana che entra”. Maniscalco sospettava che fosse un’operazione pilotata: “Ma secondo te è una cosa voluta da loro? E’ studiata no?”. 

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“Se potevi fare le mie veci...”

Effettivamente qualche giorno dopo sarebbe stato fissato un appuntamento per risolvere la questione. Diceva Rubino a Maniscalco: “Se potevi fare le mie veci, perché se no mi rompono i coglioni, ha fatto vincite per circa 90 e passa mila euro… Vincenzo Fiore ha fissato l’appuntamento con suo papà che voleva un attimo… La parte di ‘Bet For Bet’ era 39 (mila euro, ndr)...”. E Maniscalco: “Ok, facciamo una cosa, me lo spiega Vincenzo, io mi vedo con Vincenzo, eventualmente venerdì mattina...”. Scrivono gli investigatori: “E’ chiaro che l’intervento di Maniscalco presuppone il proprio diretto coinvolgimento nella gestione della ‘Bet For Bet srl’”.

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Gli incontri con gli avvocati

Sempre a ottobre del 2015, Maniscalco avrebbe chiesto a Rubino di fissargli un appuntamento con un avvocato, specializzato nel settore delle scommesse on line: “Ti volevo chiedere, ma dell’avvocato hai saputo nulla? Perché io ci voglio passare da lui, vedi se ci posso passare di pomeriggio...”. Qualche mese dopo, il boss avrebbe incontrato anche un altro avvocato: “Sono sceso ora, ho parlato con lui…”, comunicava a Rubino. A riprova, per la Procura, del suo ruolo nella gestione delle imprese.

“Stiamo lavorando per il bando”

L’8 gennaio 2016, Rubino, che sarebbe stato assieme a Tortora e Fiore, avrebbe aggiornato Maniscalco sul bando per ottenere le concessioni governative: “Siamo arrivati a Firenze, io, Vincenzo e Christian, stiamo lavorando per il bando, abbiamo degli appuntamenti”. E il boss che, dicono gli inquirenti, “evidentemente è il garante assente”, diceva ironicamente: “I tre moschettieri… Manca D’Artagnan!”. Il 13 l’imprenditore avrebbe fornito altre notizie sul bando: “Noi, 19, 20 e 21 siamo… Fra Toscana, Lombardia e Piemonte e subito dopo scendo con Fiore, il 23, ora mi sto organizzando”.

“Sì fa così e basta!”

Per la Procura emerge con evidenza che a controllare la holding di Rubino sia Maniscalco anche perché sarebbe stato lui a prendere decisioni organizzative fondamentali. Per esempio, ad un certo punto, nel luglio 2018, il boss avrebbe deciso di scindersi dal duo Tortora-Fiore e di avviare una contrattazione diretta con la società “Snaitech spa”. “Te ne devi uscire – ordinava quindi all’imprenditore – anzi dobbiamo uscire il più veloce possibile, quello che ti dico io… è buono se a Roma, dove sia sia, io prendo un aereo, salgo, ci vediamo e ci andiamo a sedere… E se tu non la vuoi chiudere… è così! A me non interessa niente, pure di quello che pensi tu… Si deve fare in questo modo e basta! Appena ti danno l’offerta, mi devi fare una cortesia, mi devi fare una telefonata, mi devi rintracciare, io prendo un aereo, dove sei sei, salgo e a due minuti noi risolviamo tutti i problemi!”. 

“Sto chiudendo il contratto con Snai”

Più avanti le parole di Rubino dimostrano che si sarebbe fatto proprio come avrebbe voluto il boss: “Sono in fase di chiusura di un contratto con Snai, mi dovrebbe chiamare da un momento all’altro… All’inizio mi avevano chiesto se potevo seguire la parte della Sicilia… Stavano facendo anche per i punti che, quelli che gli sto cedendo, stiamo valutando”.
 

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