Le aziende come bancomat e i pagamenti riservati al boss: "Portami 2.500 per le forniture"

Dall'inchiesta "All In" della guardia di finanza viene fuori che Francesco Paolo Maniscalco in due anni avrebbe ricevuto sottobanco tra 30 e 120 mila euro in contanti dall'imprenditore Salvatore Rubino. Altre decine di migliaia di euro sarebbero andate ad altri mafiosi, come Salvatore Milano e Salvatore Cillari

Operazione All in - le intercettazioni

“Pagamenti riservati”, è così che li chiamano gli inquirenti. Si tratta delle somme che il boss Francesco Paolo Maniscalco avrebbe ottenuto sottobanco dall’imprenditore Salvatore Rubino e che confermerebbero come dietro la holding specializzata nel settore delle scommesse vi sarebbe stato proprio il mafioso. Come emerge dall’inchiesta “All In” della guardia di finanza, Maniscalco avrebbe ricevuto tra i 30 ed i 120 mila euro in contanti tra gennaio 2016 e dicembre 2017. “L’ennesima riprova – scrivono il procuratore aggiunto Salvatore De Luca ed il sostituto Dario Scaletta - di come la gestione dei business formalmente riferibili a Salvatore Rubino, di fatto, siano riconducibili a Maniscalco". Ma le elargizioni di denaro sarebbero andate anche ad altri personaggi appartenenti o contigui a Cosa nostra, come il boss Salvatore Milano e Salvatore Cillari, del clan di Palermo Centro.

"Mi servono 1.250 per le forniture"

Tra il 5 e l’11 gennaio 2016 sarebbero stati consegnati a Maniscalco 2.600 euro da due gestori di sale scommesse riconducibili alla “Tierre Game srl”, su disposizione di Rubino. Sarebbe bastato un semplice sms del boss per ottenere i contanti: “Totò – scriveva Maniscalco a Rubino – siccome devo pagare delle forniture passate dal bar mi servono 1.250 domani e 1.250 sabato”. E l’imprenditore: “Sì per sabato non c’è problema, per domani ho un po’ di difficoltà ma proverò a chiamare qualcuno e domani mattina ti faccio sapere”.

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"Totò vedi che puoi fare..."

Il 30 gennaio Maniscalco avrebbe ricevuto una somma, trasportata da Roma a Palermo, da Vincenzo Fiore, che il boss avrebbe ritirato nella sede della “Bet For Bet srl” di via Ildebrando Pizzetti. Il 9 febbraio avrebbe invece incassato più di 2.500 euro, sempre nello stesso posto. Anche in questo caso, qualche giorno prima, il mafioso aveva mandato un sms a Rubino: “Totò vedi che puoi fare per sabato perché sono incasinato e speravo che scendevi per parlarti, fammi sapere”. E poi precisava: “2500 che ti restituisco pross sett”. 

"Prestami mille devo pagare casa"

Il 29 aprile 2016, ancora una volta a portare dei soldi da Roma a Palermo sarebbe stato Fiore, mentre il 3 giugno il boss avrebbe ricevuto ben 6 mila euro: “Vabbè – diceva a Rubino – questi quanti sono? Cinque, 6 mila euro? Seimila euro se non ricordo male… Poi appena mi ripiglio te li verso tutti Totò”. Il 24 marzo 2017, Maniscalco avrebbe ottenuto altri 5 mila euro da Rubino. Il 14 aprile altri mille euro, che avrebbe richiesto con le solite modalità, cioè un messaggio: “Totò sono in difficoltà mi dovresti prestare mille euro, te li restituisco pross mese mi fai sapere oggi qualcosa?” e spiegava che “ho l’urgenza di pagare casa”.

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"Ti interessa ancora la credenza?"

Altri mille euro sarebbero stati consegnati a Maniscalco il 22 maggio. Il 30 settembre, il boss avrebbe ottenuto altri 5 mila euro da Rubino. Il 15 novembre sarebbero stati consegnati invece 1.500 euro e per mascherare il passaggio di soldi, il figlio di Rubino avrebbe chiesto a Maniscalco: “Senti, ancora ti interessa la credenza? Perché la stanno svendendo… La stanno dando a 150 euro". Il 23 dicembre 2017, infine, il boss avrebbe ricevuto altri 5 mila euro.

I soldi per il boss Salvatore Milano

Ma Maniscalco avrebbe disposto anche pagamenti a favore di altri personaggi appartenenti o contigui a Cosa nostra, come per esempio il boss Salvatore Milano, anche per permettergli di recuperare il capitale che avrebbe in passato investito nelle aziende di Rubino. Si tratterebbe di almeno 50 mila euro che, da cassiere del clan di Porta Nuova, avrebbe sottratto al mantenimento dei carcerati per fare l’affare. Una questione che avrebbe creato malumori, anche per l’insistenza con la quale i parenti di Milano si sarebbero presentati ripetutamente da Rubino pretendendo soldi. 

"Dammi 24.400 euro per curarmi l'epatite"

Altre somme sarebbero andate a Salvatore Cillari, contiguo alla famiglia di Palermo Centro. Era proprio lui a dire a Rubino, nell’ottobre del 2015: “Ciao Salvo, non mi rispondi e non mi richiami. Insisto perché ho l’opportunità di potermi comprare la cura per l’epatite C a metà prezzo del valore reale, invece di 48 mila mi verrebbe a costare 24.400 euro con una percentuale altissima di guarigione”. Rubino dopo essersi consultato con Maniscalco faceva sapere a Cillari: “Totò per metà sicuro, ma eventualmente è questione di 2 o 3 giorni, non di più...”. Secondo i finanzieri, guidati dal colonnello Gianluca Angelini, Cillari avrebbe poi effettivamente ottenuto il denaro.

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