Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Mafia

Gli spari in strada e la guerra tra boss per comandare allo Zen e Tommaso Natale: 16 fermati

Emblematico il nome dell'operazione: "Bivio". Tutto ruota intorno alla rinascita della commissione di Cosa nostra col summit tra i clan del 2018 e la spartizione del potere. L'arresto di Serio e Calogero Lo Piccolo, l'investitura di Palumeri e il ritorno di Caporrimo che scatena il cortocircuito tra i clan

Terremoto nel mandamento mafioso di Tommaso Natale. La Procura Distrettuale Antimafia di Palermo ha emesso un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 16 indagati che sono stati bloccati all'alba di oggi dai carabinieri. Sono ritenuti a vario titolo responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsioni consumate e tentate aggravate, danneggiamento seguito da incendio, minacce aggravate, detenzione abusiva di armi da fuoco. L’indagine è stata coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sui sostituti ed è stata messa a segno dal Nucleo Investigativo di Palermo.

Nomi e foto dei fermati

Emblematico il nome dell'operazione: "Bivio". Tutto ruota intorno alla rinascita della commissione provinciale di Cosa nostra palermitana dopo 30 anni, ovvero al famoso incontro tra i clan del 2018 e alla spartizione del potere nel mandamento mafioso di Tommaso Natale che comprende anche le famiglie di Partanna Mondello, Zen e Pallavicino.

"Zen, i boss regalavano la spesa durante il lockdown" | VIDEO

Con la ricostituzione della commissione provinciale vengono squassate le dinamiche criminali del mandamento di Tommaso Natale. Infatti, in linea con le regole stabilite, il nuovo reggente del clan, diventa Francesco Palumeri che "si rende subito protagonista, non senza rilevanti frizioni interne, della riorganizzazione degli assetti della articolazione mafiosa, dopo il momento di criticità conseguente all’operazione Cupola 2.0 del dicembre 2018".

Le successive indagini dimostrano come il mandamento almeno fino a maggio 2018, prima di Palumeri, fosse controllato da Nunzio Serio. La famiglia mafiosa di Partanna Mondello era invece affidata alla reggenza di Francesco Palumeri, mentre quella di Tommaso Natale era nelle mani di Antonino Vitamia. Già in quel periodo si era compreso che lo Zen, strategicamente determinante, era affidato alla reggenza di Giuseppe Cusimano.

Le intercettazioni: "Se io ti "affucu" camminiamo diritti" | VIDEO

Poco prima del summit della commissione provinciale la svolta che crea il vuoto: viene infatti arrestato Serio e al suo posto subentra Calogero Lo Piccolo, da poco rientrato a Palermo. "Al famoso incontro tra i boss - spiegano gli inquirenti - così come confermato dai collaboratori Filippo Bisconti e Francesco Colletti, prende parte anche Lo Piccolo, accompagnato proprio da Francesco Palumeri, il quale viene individuato come suo portavoce, e dunque vice, del suo capo. Poco dopo Lo Piccolo viene arrestato e il suo posto viene preso appunto da Palumeri. Questa circostanza assume un significato rilevante nella parte finale dell’indagine, perché Giulio Caporrimo, che durante la realizzazione dell’ambizioso - quanto strategico - cambiamento nell’assetto mafioso della provincia palermitana era detenuto, una volta uscito dal carcere il 24 maggio 2019, si scontra con la realtà di questa nuova componente del mandamento di riferimento e soprattutto con una nuova leadership, determinando un vero e proprio cortocircuito". 

L'esilio fiorentino di Caporrimo

"Caporrimo, infatti, si vede sottoposto alla direzione di Palumeri che lui non riconosce come suo leader e soprattutto non ritiene all’altezza di un simile incarico. Allo stesso modo, non ritiene ammissibile quello che era accaduto con la riformulazione della commissione, perché le decisioni assunte al riguardo, secondo le sue valutazioni, vanno fuori da quella cornice di 'ortodossia mafiosa' che caratterizza Cosa nostra, essendo stata violata, secondo lui, una delle regole principali dell’organizzazione, ovvero quella che si sintetizza nel fatto che si è mafiosi fino alla morte e si mantiene il proprio incarico di vertice anche nel corso della detenzione. Caporrimo, quindi, che non considera Palumeri un reggente, riottenuta la libertà, di lì a breve e dopo aver toccato con mano la nuova realtà associativa, decide di stabilirsi a Firenze per prendere le distanze da questa nuova organizzazione che lui arriva a definire non più come 'cosa nostra' ma come 'cosa come vi viene'". 

Di contro, la decisione di defilarsi di Caporrimo dimostra la piena operatività delle decisioni prese dalla nuova commissione provinciale. Palumeri in quanto portavoce e vice di Calogero Lo Piccolo, riesce quindi a ottenere il titolo formale per imporsi su Caporrimo che, giocoforza, è costretto, almeno inizialmente, a soccombere.

Il bivio della nuova mafia

Cosa nostra, organizzazione verticistica disciplinata da regole precise, quindi, a quel punto si trova davanti a un bivio (da qui il nome dell'operazione): accettare il ricostituito organismo provinciale, oppure, rimettere in discussione tutto attraverso le persone più carismatiche che vengono nel tempo rimesse in libertà, come nel caso di Caporrimo. E in effetti, Caporrimo, dopo aver trascorso un periodo di isolamento a Firenze, rientra a Palermo l'11 aprile 2020, riuscendo in poco tempo ad accentrare nuovamente su di sé le più delicate dinamiche dell’intero mandamento, senza i paventati spargimenti di sangue che pure era disposto ad affrontare.

"Risulta dimostrato che Caporrimo, appoggiato dalla sua base mafiosa sul territorio (si sono rivelati suoi fedeli alleati Antonino Vitamia, capo di Tommaso Natale, Franco Adelfio, uomo d’onore di Partanna Mondello, e Cusimano, ai vertici della famiglia dello Zen) una volta tornato a Palermo, riprende in mano le redini dell’intero mandamento mafioso, sino al suo ultimo arresto avvenuto con l’operazione Teneo nel giugno 2020, che chiude di fatto l’attività investigativa sul suo conto".    

Il duello tra gruppi armati: gli spari sopra lo Zen

Emerge così la nascita di una nuova articolazione mafiosa nel mandamento di Tommaso Natale, ovvero la famiglia mafiosa di Zen-Pallavicino, affidata alla gestione di Cusimano, con l’aiuto di Francesco L'Abate. Proprio questa articolazione è stata caratterizzata da problemi gestionali, dovuti all’esuberanza criminale e alla violenza di vari gruppi di persone che, non affiliate formalmente a Cosa nostra, creano subito vari problemi sul territorio. Fra i tanti momenti di tensione si è registrato, lo scorso settembre 2020, un grave episodio allo Zen, quando due gruppi armati si sono sfidati “a duello”. I due gruppi, infatti, di cui uno composto da Andrea e Carmelo Barone, appoggiati da Giuseppe Cusimano, si sono affrontati armi in pugno, in pieno giorno e in strada esplodendo svariati colpi di pistola che solo per un caso fortuito non hanno provocato la morte o il ferimento dei contendenti o di passanti. Questi fatti, assieme ad altri episodi, hanno indotto i vertici mafiosi a prendere provvedimenti nei confronti dei riottosi, meditando la soppressione di alcuni criminali non allineati, la cui realizzazione è stata scongiurata grazie all’opera di prevenzione degli investigatori. 

Le 13 estorsioni, gli imprenditori e il grande incubo

In tema di attività estorsive si è registrato, in tutto il territorio del mandamento, una incisiva azione vessatoria a danno di imprenditori e commercianti, finalizzata, da una parte, a imporre i mezzi d’opera di alcuni affiliati mafiosi a tutti gli imprenditori impegnati in attività edili e dall’altra a riscuotere il “pizzo”, in maniera capillare, dai commercianti locali. In caso di resistenze da parte degli operatori economici, gli affiliati non hanno esitato a mettere in atto danneggiamenti, anche di rilevante entità, incendiando i mezzi d’opera. Sono state ricostruite, infatti, in maniera analitica, 13 attività estorsive aggravate dal metodo mafioso (10 consumate e 3 tentate), nonché due danneggiamenti seguiti da incendio a danno di altrettante imprese. Hanno collaborato con gli investigatori, denunciando i fatti, 5 imprenditori.

C'è il lockdown, la mafia aiuta i poveri dello Zen

Sempre allo Zen, i vertici di quel clan hanno anche tentato di accreditarsi, in maniera concreta, quali referenti in grado di fornire aiuti alla popolazione in tempo di pandemia da Covid 19. Giuseppe Cusimano, infatti, ergendosi a punto di riferimento per le tante famiglie indigenti del quartiere, ha tentato di organizzare una distribuzione alimentare per le famiglie bisognose durante la prima fase di lockdown del 2020: questa circostanza dimostra come Cosa nostra è sempre alla ricerca di quel consenso sociale e di quel riconoscimento sul territorio, indispensabili per l’esercizio del potere mafioso. Inoltre, a rimarcare la costante pericolosità dell’organizzazione mafiosa, sono state registrati concreti progetti in merito alla pianificazione di alcune rapine (a danno di portavalori e di distributori di benzina), da commettere attraverso l’uso di armi (anche automatiche da guerra) e di esplosivo al plastico.

Le armi per assaltare i portavalori

"L’intento dei vertici della famiglia mafiosa dello Zen - concludono i carabinieri - era quello di assaltare, usando proprio le armi e l’esplosivo di cui evidentemente dispongono, un portavalori di una società di vigilanza non specificata, per incamerare liquidità da riutilizzare per il sostentamento degli affiliati liberi e detenuti. Analoga progettualità emergeva a danno di un distributore di benzina, che usufruisce di vigilanza armata: in questa occasione il gruppo di Cusimano non avrebbe esitato a usare le armi per neutralizzare il vigilante e rapinare l’esercizio commerciale".
 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Gli spari in strada e la guerra tra boss per comandare allo Zen e Tommaso Natale: 16 fermati

PalermoToday è in caricamento