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Mafia Via Gaetano Costa

L'hashish spagnolo e la cocaina calabrese, colpo al mandamento di Pagliarelli: 8 arresti

Si tratta dell'operazione Brevis 2, seguito dell'operazione culminata in un primo blitz ad aprile scorso e nel fermo di Giuseppe Calvaruso, considerato il nuovo reggente dopo l'arresto di Settimo Mineo. Disposto il sequestro preventivo di una villa con piscina

Per l’hashish si rifornivano da alcuni corrieri campani che lo importavano dalla Spagna, più precisamente da Malaga. Della cocaina invece si facevano carico i calabresi, che la consegnavano direttamente a Palermo dopo un lungo viaggio in autostrada. Un business sempre lucroso per le casse di Cosa nostra, questa volta per quelle del mandamento di Pagliarelli.

I carabinieri del Comando provinciale hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di otto persone: si tratta di Giuseppe Calvaruso, Giovanni Caruso, Angelo Costa, Francesco Duecento, Gianluca Carrotta, Giuseppe Bifano, Ciro Casino, Domenico Pangallo, accusati a vario titolo dei reati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione, spaccio, estorsione, trasferimento fraudolento di beni e valori, tutte aggravate dal metodo mafioso.

Si tratta dell’operazione Brevis II, il secondo capitolo dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che già, ad aprile scorso, aveva portato al fermo dei primi cinque indagati. Tra i destinatari del provvedimento di pochi mesi fa c'era Giuseppe Calvaruso, considerato nuovo reggente del mandamento ed erede di Settimo Mineo. L'indagato, che da un po' viveva in Brasile, era stato bloccato non appena atterrato a Palermo per le vacanze di Pasqua. Nello sviluppo delle ultime indagini i militari del Nucleo investigativo si sono concentrati su due aspetti: da una parte l’ingente traffico di droga e il controllo esercitato dalla mafia sulle piazze di spaccio della città. Dall’altra una vicenda "indicativa - si legge in una nota - del ferreo controllo attuato da Cosa nostra nella risoluzione delle controversie tra privati".

Nello specifico gli investigatori hanno ricostruio un episodio grazie al quale il presunto reggente del mandamento sarebbe riuscito a entrare in possesso di una lussuosa villa con piscina in via Altofonte, oggi sottoposta a sequestro preventivo dal gip. L’immobile in questione, sebbene formalmente intestato al legittimo proprietario, sarebbe stato adibito ad abitazione principale dell’indagato e della sua famiglia. "Risulta essenziale ricordare - precisano i carabinieri - come il presunto promotore dell’associazione finalizzata al narcotraffico, destinatario e materiale gestore delle somme derivanti dallo smercio della droga, sia stato individuato dalla presunta figura verticistica del mandamento mafioso quale soggetto deputato alla gestione della cassa del sodalizio oggetto delle indagini, destinata a raccogliere il denaro necessario al mantenimento dei familiari dei detenuti".

"L’odierna operazione - prosegue la nota - ha un importante valore strategico poiché consentirebbe di delineare come sia effettivamente Cosa nostra a garantire l’afflusso costante di stupefacenti nel capoluogo siciliano. E' solo grazie a questo imponente import criminale che poi lo stupefacente arriverebbe nelle varie piazze di spaccio di Palermo. Si ritiene che l’attività di vendita al dettaglio di stupefacenti sia considerata da Cosa nostra un vero e proprio ammortizzatore sociale da concedere alle fasce sociali delle aree cittadine più critiche, in una chiara ottica di marketing criminale volto al proselitismo mafioso".

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