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Sabato, 22 Gennaio 2022
Mafia Brancaccio

Pizzini, rapine e cocaina: Messina Denaro ordinava, Brancaccio obbediva

Progetti comuni, stesso modus operandi: così si sono via via consolidati i legami della mafia trapanese, guidata dal boss latitante, con gli esponenti del mandamento palermitano. Sono i retroscena dell'operazione chiamata "Eden 2" che ha portato a 16 arresti

Rapine, sequestri, estorsioni nei confronti di imprenditori e commercianti, intimidazioni con danneggiamenti e percosse. Progetti comuni, stesso modus operandi: così si sono via via consolidati i legami della mafia trapanese, guidata da Matteo Messina Denaro, anche con l'aiuto dei pizzini, con gli esponenti del mandamento di Brancaccio.

Nelle pieghe dell'operazione chiamata "Eden 2" che ha portato a 16 arresti, sono venuti fuori anche i legami tra la Sicilia e il resto del mondo (VIDEO). Un'organizzazione di respiro internazionale, come dimostra il traffico di sostanze stupefacenti dall'Albania e i contati diretti con gli esponenti dei cartelli colombiani per l'organizzazione di un'importazione di cocaina dal Sud America. Gli arresti da parte dei carabinieri sono stati ordinati dal procuratore aggiunto della Dda Teresa Principato, e coordinati dai sostituti Carlo Marzella e Maurizio Agnello.

Le forze dell'ordine hanno accertato il ruolo di vertice ricoperto da Francesco Guttadauro, figlio di Filppo e Rosalia Messina Denaro, alla guida della famiglia di Castelvetrano, che con l'autorizzazione formale di Matteo Messina Denaro (arrivata attraverso i "pizzini"), ha riorganizzato la struttura criminale attraverso nuove affiliazioni e l'avvio di un pervasivo e rigido controllo del territorio con metodi violenti e intimidatori. Un sistema nel quale grande importanza era data a rapine ed estorsioni. (ASCOLTA LE INTERCETTAZIONI)

Le indagini hanno accertato il diretto coinvolgimento delle famiglie mafiose di Castelvetrano e Brancaccio di Palermo nella rapina ai danni di un deposito della ditta di spedizioni di Campobello di Mazara, rientrante nel patrimonio aziendale di una società recentemente sequestrata nell'ambito di un procedimento nei confronti di un prestanome di Matteo Messina Denaro. La decisione di procedere alla rapina, in quell'occasione, fu determinata dall'esigenza di compensare il danno economico provocato dal sequestro e dalla successiva condisca della società.

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