Domenica, 21 Luglio 2024
Mafia

"Prenditi i numeri": commercianti obbligati a comprare i biglietti della "riffa" gestita dai boss

Dal blitz contro il clan di Palermo Centro emerge che la lotteria abusiva era in realtà una forma di pizzo alla quale non ci si poteva sottrarre. Vengono fuori anche le ritorsioni contro un "semenzaro" della Vucciria che si sarebbe rifiutato di giocare: "Non è un bravo ragazzo"

"Se uno ci passa e gli dice con la delicatezza: 'Prenditi i numeri' e lui non se li prende, per me non è un bravo ragazzo". I biglietti della "riffa" del clan di Palermo Centro avrebbero dovuto comprarli tutti e senza fare tante storie, come invece si sarebbe permesso di fare un venditore di frutta secca della Vucciria. Perché i soldi - 10 euro a numero - per i boss, come è emerso anche da precedenti inchieste, sono un'entrata sicura che, da un lato, consente di mantenere il controllo del territorio e, dall'altro, permette di imporre una forma di pizzo senza rischiare denunce. E ci sarebbe stato poco da discutere "perché lo sanno che i soldi non è che ci li infiliamo noialtri nna sacchietta", ma sarebbero serviti appunto per alimentare la cassa del clan.

Questo è un altro dei retroscena dell'operazione "Centro", messa a segno giovedì dai carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Giovanni Antoci, Luisa Bettiol e Gaspare Spedale. Nel provvedimento di fermo emerge che a gestire la lotteria abusiva sarebbero stati Alessandro Cutrona e Leandro Calogero Naso. Che non avrebbero consentito alcun tipo di rifiuto da parte dei commercianti: bisognava comprare i numeri e basta. E dalle intercettazioni emergono anche i nomi di locali noti che si sarebbero piegati - letteralmente - al gioco di Cosa nostra.

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Il rifiuto del "semenzaro"

Qualcuno, come il "semenzaro" della Vucciria avrebbe avuto però l'ardire di non volerli comprare quei biglietti, scatenando la reazione di Cutrona. A nulla sarebbe valso il tentativo di mediazione compiuto da diverse persone e alla fine neppure il fatto che il commerciante avrebbe finito per acquistare un tagliando da Naso: per Cutrona il suo sarebbe stato uno sgarbo e una mancanza di rispetto gravissimi. "Per 4 volte - diceva l'indagato - non si mette a disposizione con qualcuno, 4 volte che uno ci passa: 'Prenditi i numeri' con la delicatezza e lui non se li prende, per me non è un bravo ragazzo... Perché lo sanno che i soldi non è che ce li infiliamo noialtri in nna sacchietta".

Il tentativo di mediazione

Uno dei mediatori cercava di convincere Cutrona a chiudere pacificamente il discorso: "Questa mano gli si può stringere? Io vi volevo far stringere la mano...", ma il fermato non cedeva: "A me non m'interessa, lui ha già chiamato 3 persone, non capisco perché sta chiamando anche a te... Già è 4 volte che gli mando... se è il caso 'prenditi i numeri', non lo disturba nessuno... ora è una cosa che dobbiamo vedere". Il mediatore, anche per distendere i toni gli diceva: "E' giusto se lo deve prendere", riferendosi al biglietto. Ma a Cutrona non bastava: "Che però dopo com'è? In secondo tempo se l'è venuto a prendere il biglietto? Non da me! Non mi serve, forse è invaghito questo ragazzo... però io la convinzione che ha gliela devo fare togliere...".

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"Si deve mettere a disposizione"

E Cutrona ribadiva: "Tre volte, non ti viene a disturbare nessuno, sei controllato, sei fatto, sei detto, una volta che vengono prenditi il numero... Lui è pure una persona di strada e certe cose le capisce... Perché quando io non ti vengo a disturbare e ti dico 'me lo fai un fioretto?' Perché è un fioretto 10 euro... e tu mi dici: 'No va bene', sangù, io me ne vado, io domani lo devo dire: 'Vedi che io ci sono andato da quel ragazzo e mi ha detto no'. Dopo i problemi non sono più miei, sono con chi li deve avere...". E alla fine intimava: "Mettiti a disposizione".

"Qui i numeri li devo niesciri solo io"

In un'intercettazione del 31 marzo dell'anno scorso, Cutrona rimproverava una persona che aveva acquistato due biglietti di una "riffa" che non era la sua e senza il suo benestare: "Dimmi una cosa: quando viene qualcuno a domandarti qualche favore io gentilmente lo voglio sapere... Tu lo sai chi è che è venuto a domandarti i favori... Qua io li devo niesciri i numeri, non li deve niesciri nessuno i numeri".

Le "talpe" al servizio dei boss

"Prenditi il biglietto, in palio pure la cassata al forno"

Il giorno successivo Cutrona entrava in una pescheria di piazza Caracciolo, alla Vucciria, e vendeva un biglietto della "riffa" per 10 euro: "Prenditi il numero - diceva al titolare - sabato 200 euro, l'uovo di Pasqua, una colomba, una cassata di due chili e mezzo, una cassata di due chili e mezzo al forno e una pecorella". A un'altra persona, il 4 luglio scorso, chiedeva: "Hai i soldi dei numeri tu?" e l'uomo rispondeva: "Sì, già glielo avevo detto a Leo (Calogero Leandro Naso, ndr) e mi ha detto di tenerli... Me li aveva dati quello della pescheria". Il 5 agosto sempre Cutrona chiedeva a Naso: "Per i numeri com'è finita?" e l'altro: "Li ho io, li ho già fatti".

Le rivelazioni del pentito sulle "riffe"

Il meccanismo della "riffa" era stato già descritto in passato dal pentito Giuseppe Tantillo del clan di Borgo Vecchio: i commercianti erano costretti a pagare 10 euro a settimana per puntare su uno dei numeri del lotto. La famiglia mafiosa avrebbe incassato così 900 euro a settimana pagando poi tre premi da 150 euro a chi aveva il primo estratto sulla ruota di Palermo ogni martedì, giovedì e sabato. Il resto - 450 euro - finiva nella cassa della cosca per organizzare feste di quartiere o come liquidità da usare in caso di emergenza.
 

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