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Mafia ed estorsioni in provincia: 10 arresti, in carcere boss e gregari

Il blitz ha consentito di definire gli organigrammi e gli interessi di Cosa nostra nella parte orientale del Palermitano. Ai domiciliari un ex carabiniere. L'operazione aveva già portato a 38 arresti

Associazione mafiosa ed estorsione aggravata. Con questa accusa i carabinieri di Termini Imerese hanno fatto scattare dieci ordinanze cautelari. In nove sono finiti in carcere (uno ai domiciliari). Si tratta dell'appendice dell’operazione Black Cat, che un anno fa smantellò diversi clan della provincia (38 persone arrestate). I dieci presunti mafiosi ottennero la scarcerazione facendo ricorso, ma nei giorni scorsi la Cassazione ha rigettato l’istanza.

Tra loro emerge la figura di Giuseppe Libreri, considerato il capo della famiglia mafiosa di Termini Imerese con il ruolo di coordinatore degli affari illeciti degli affiliati, in particolare nel settore delle estorsioni. "Era un reggente 'occulto', nel senso che faceva esporre gli altri mafiosi per non attirare su di sé l’attenzione delle forze di polizia", dicono i carabinieri.

Schiaffo alla famiglia mafiosa di Caccamo: sono finiti in manette Salvatore Sampognaro, che dirigeva il clan secondo le indicazioni fornite dal capo cosca Diego Guzzino, arrestato nel maggio 2016, Loreto Di Chiara, Vincenzo Medica e Nicasio Salerno ritenuti i “soldati” della cosca. In manette anche Riccardo Giuffrè, della famiglia  di Cerda e nominato dal boss Stefano Contino, della banda di Caltavuturo.

L'operazione ha consentito, tra l’altro, di definire gli organigrammi e gli interessi di Cosa nostra nella parte orientale della provincia di Palermo, documentando, in particolare, la riorganizzazione territoriale dei due storici mandamenti mafiosi di Trabia e San Mauro Castelverde. Sono così stati individuati i vertici (capi mandamento e reggenti delle famiglie) e gli assetti delle organizzazioni mafiose. I carabinieri hanno anche accertato diversi episodi estorsivi ai danni di imprenditori e commercianti, vittime di atti intimidatori e danneggiamenti.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata inoltre notificata - per estorsioni aggravati dal metodo mafioso - anche a Gandolfo Maria Interbartolo e Stefano Contino della famiglia mafiosa di Cerda, e a  Antonio Maria Scola, della cosca di Polizzi Generosa. Giuseppe Vitanza è invece finito ai domiciliari per il reato di istigazione alla corruzione aggravata dal metodo mafioso: si tratta di un ex carabiniere in congedo.

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