Quando il fondatore del clan dei Casalesi osò sfidare Riina e Provenzano

Antonio Bardellino disse no a un ordine arrivato dalla cupola di Cosa Nostra. Un rifiuto famoso che ha a che fare con il pentito per eccellenza, Tommaso Buscetta. Si tratta di un retroscena emerso in diverse comunicazioni dell’Interpol

Riina e Provenzano

Il ‘fondatore’ del clan dei Casalesi osò sfidare i Corleonesi e addirittura disse no a un ordine arrivato dalla cupola di Cosa Nostra. Un ‘no’ famoso che ha a che fare con il pentito per eccellenza, Tommaso Buscetta. Il protagonista della vicenda è Antonio Bardellino, tra i primi affiliati campani alla mafia, legato a Buscetta col quale è diventato socio in affari.

Si tratta di un retroscena emerso in diverse comunicazioni dell’Interpol e ripreso oggi dal sito Internapoli.it. "Bardellino era stato designato dal gotha della Nuova Famiglia (la formazione che sconfisse Cutolo) a uccidere Tommaso Buscetta ‘nemico’ dei Corleonesi, la fazione vincente di Cosa Nostra molto legata ai Nuvoletta di Marano. Una ‘scelta’, quella ricaduta su Bardellino, dovuta al fatto che don Antonio era fuggito in Brasile proprio dove ‘don Masino’ si era rifugiato per sfuggire alla mattanza di Totò Riina e dei suoi".

Il fondatore del clan dei Casalesi e Buscetta condividevano lo stesso villino in Brasile durante la latitanza. Bardellino non accettava, oltre a non fidarsi, la supremazia dei fratelli Nuvoletta con l'interferenza dei siciliani. "Bardellino non aveva alcuna intenzione di uccidere Buscetta anche perché i due erano in affari da tempo, affari relativi ad un traffico di droga dalla Colombia. Questa nuova alleanza - si legge su Internapoli.it - però non piaceva a chi considerava Buscetta un esponente della vecchia mafia, un ‘perdente’: e così arrivò il diktat dei Nuvoletta. Buscetta doveva morire, quel ‘matrimonio di interessi’ doveva interrompersi. Le informative di polizia dell’epoca svelarono che fu proprio Michele Greco ‘il Papa’ ad invitare in Sicilia Lorenzo Nuvoletta che avrebbe dovuto mediare presso Bardellino per poi uccidere ‘don Masino’. Bardellino però disse no, un no che equivalse ad una dichiarazione di guerra. 'E’ un uomo d’onore', questa la motivazione del capo dei Casalesi contro chi voleva la testa del padrino della Kalsa".

Antonio Bardellino, secondo le versioni ufficiali, sarebbe stato ammazzato nel 1988 in Brasile nel suo villino a Buzios, località alla periferia di Rio de Janeiro. In molti usano il condizionale perché il corpo di Bardellino non venne mai trovato, e l'assassino, Mario Iovine, sarebbe stato a sua volta assassinato in Portogallo nel 1991. Una morte piena di ombre. E così la pensava anche il primo pentito di Cosa nostra, proprio Tommaso Buscetta che nel 1993, rispondendo a una domanda di un magistrato, disse: “E chi lo ha deciso che Bardellino è morto?".

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