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Lunedì, 27 Maggio 2024
Mafia

L'omicidio del giornalista Mario Francese 44 anni fa: svelò per primo affari e intrecci dei Corleonesi

Il cronista giudiziario venne eliminato il 26 gennaio del 1979 mentre stava tornando a casa, in viale Campania. Fu il primo a raccontare l'avanzata del clan di Totò Riina verso la città e il suo fu non a caso il primo omicidio eccellente della sanguinosa guerra che devastò poi Palermo per anni. La sentenza di condanna arrivò ben 22 anni dopo il delitto

Non fu affatto un caso se, la sera del 26 gennaio 1979, esattamente 44 anni fa, Cosa nostra decise di eliminare una delle punte di diamante del giornalismo siciliano (e non solo). Non fu un caso che l'attacco frontale allo Stato dei Corleonesi, che negli anni successivi insaguinarono la città con omicidi e stragi, iniziasse proprio eliminando un cronista giudiziario: Mario Francese, che per primo capì come i boss dalla provincia stavano inziando a prendersi Palermo.

Mario Francese venne ammazzato a colpi di pistola mentre stava tornando a casa in viale Campania. Ci vollero però ben 22 anni per arrivare ad una prima sentenza di condanna per i vertici di Cosa nostra: la storia del giornalista venne infatti sepolta per molto tempo e fu soltanto l'insistenza della sua famiglia a portare alla riapertura delle indagini. Una missione portata avanti soprattutto dal figlio Giuseppe che poi, però, dopo il primo verdetto, 20 anni fa, decise di togliersi la vita.

Lucido, preciso, chiaro e soprattutto documentato: gli articoli di Francese (che oggi sono pagine di Storia) si basavano su un'attenta ricerca ed un lavoro meticoloso e scrupoloso di verifica. La sua capacità di comprendere i fatti, di collegarli, gli consentì con lungimiranza di individuare per primo una figura come quella di Totò Riina e di disvelare anche gli affari miliardari che il suo clan riusciva a fare inflitrandosi nel tessuto imprenditoriale ma anche politico. Storica l'inchiesta sulla diga Garcia che, infatti, in anni recenti è stata intitolata proprio a Mario Francese.

Una vita a lottare per dare giustizia a suo padre, 20 anni fa il suicidio di Giuseppe Francese

Mario Francese fu anche l'unico giornalista a riuscire ad intervistare Ninetta Bagarella, allora una semisconosciuta ragazza, moglie di Riina. E forse è proprio in quell'articolo pubblicato il 27 luglio del 1971 dal Giornale di Sicilia che emerge ancor di più il modo di intendere la professione da parte di Francese: non giudica la sua interlocutrice, ne raccoglie sensazioni e considerazioni, riesce a garantirle quella correttezza che è parte fondante del giornalismo.

Prima di ammazzare magistrati, politici e appartenenti alle forze dell'ordine, i Corleonesi decisero di uccidere proprio un giornalista, simbolo di democrazia, che con i suoi pezzi, di fatto, era più pericoloso di una bomba. Giornalista che riuscendo a rendere pubblici gli affari e gli intrecci mafiosi contribuiva a formare un'opinione pubblica attenta e consapevole. Un compito che Francese svolse ai massimi livelli e che pagò con la vita.

Oggi, sia a Siracusa, città di origine di Mario Francese, che a Palermo sono previste diverse iniziative per ricordare il cronista giudiziario, esempio che - in tempi in cui prevalgono la velocità e la superficialità - andrebbe invece sempre ben tenuto a mente da chi intende svolgere correttamente la professione giornalistica.

Le reazioni

"A 44 anni dalla sua morte, si rinnova oggi il ricordo del giornalista Mario Francese, assassinato da killer mafiosi la sera del 26 gennaio 1979. Con grande professionalità e con coraggio, Francese fu uno dei primi cronisti a mettere in luce gli affari del clan dei Corleonesi e con i suoi articoli seppe lucidamente portare avanti importanti inchieste sulla mafia. Anche grazie al contributo di cronisti come lui, è stato possibile fare passi avanti nella lotta alla mafia. Mi auguro che la passione giornalistica e la ricerca della verità che hanno contraddistinto l’operato di Mario Francese possano rimanere un esempio per tanti giovani che si avvicinano oggi alla professione", a dichiararlo è il sindaco, Roberto Lagalla.

Commemorazione Mario Francese

Alla cerimonia in ricordo del cronista, in viale Campania, in rappresentanza del Comune ha partecipato l’assessore alla Cultura, Giampiero Cannella. "I giornalisti siciliani - ha detto - hanno pagato un pesante tributo alla lotta alla mafia. Ricordare Mario Francese è un atto doveroso per mantenere viva la memoria di un uomo che ha onorato fino alla fine la sua professione e che ha unito grande capacità d'inchiesta con immenso coraggio e dirittura morale in un'epoca, quella a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80, nella quale la compromissione tra società civile e malaffare ha consentito alla mafia di prosperare. Oggi, è anche grazie al suo esempio e dei tanti cronisti caduti per mano criminale, che la mafia cede sotto i colpi dell'azione efficace e costante delle forze dell'ordine".

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