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Trentasei anni fa la mafia uccideva il procuratore Costa, Grasso: "Fonte di ispirazione"

Gaetano Costa fu freddato con tre colpi di pistola in via Cavour. Una cerimonia commemorativa si è svolta sul luogo dell'omicidio. Ricordati anche il vicequestore Antonino Cassarà e l'agente di scorta Roberto Antiochia

Oggi ricorre l'anniversario della morte del procuratore Gaetano Costa. La mafia lo ha freddato, con tre colpi di pistola, il 6 agosto del 1980 in via Cavour. Cinque anni dopo, nello stesso giorno, le cosche uccidevano il vicequestore Antonino Cassarà e il  suo agente di scorta Roberto Antiochia. Per ricordarli sono state celebrate delle commemorazioni nei luoghi dei delitti.

"Questi momenti - ha detto il sindaco Leoluca Orlando, che ha preso parte della iniziative - servono a ricordare il sacrificio dei tanti servitori dello Stato e della legalità che, talvolta costretti a operare in un ambiente torbido in cui la mafia assume i contorni di quella parte deviata delle istituzioni, sono caduti per rendere Palermo una città libera. E' la memoria di questa vittime - ha continuato - che ci porta ad apprezzare ancor di più l'impegno profuso ogni giorno dai magistrati e dalle forze dell'ordine nella lotta contro ogni forma di criminalità organizzata e rendere più sicuri i luoghi in cui viviamo".

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, affida a Facebook un commosso ricordo del procuratore Costa. "Nel 1980 - scrive - ero un giovane sostituto procuratore e, da pochi anni, il capo della Procura di Palermo era Gaetano Costa. Me lo ricordo bene: un uomo appassionato e profondamente dedito al proprio lavoro. All'epoca, molti anni prima del maxiprocesso che confermò l'esistenza di 'cosa nostra', chiunque avesse osato anche solo immaginarne l'esistenza sarebbe stato considerato quanto meno dotato di molta fantasia. Costa aveva capito che la mafia stava cambiando pelle e diventando sempre più violenta, e che aveva alzato il tiro colpendo uomini delle forze dell'ordine e delle istituzioni. Per questo i clan lo uccisero mentre passeggiava tra le bancarelle di libri in Via Cavour. Molti anni dopo quel tragico evento ho avuto l'onore di ricoprire il medesimo incarico di procuratore a Palermo. Nell'affrontare quella bella e difficile sfida professionale tante volte ho cercato di ispirarmi a quell'uomo così straordinariamente attento ai più deboli e animato da un altissimo senso del dovere".

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