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Venerdì, 20 Maggio 2022
Il ricordo / Corleone

Sedici anni fa l'arresto di Provenzano, il sindaco Nicolosi: "Quel giorno i corleonesi hanno ritrovato la libertà"

Dopo quarantatré anni di latitanza, "Zu Binnu" fu catturato in un casolare di campagna all'interno del quale vennero trovati santini e pizzini. Il primo cittadino di Corleone ricorda quel momento: "Mi sono sentito fortunato e orgoglioso"

L’11 aprile 2006, dopo quarantatré anni di latitanza, veniva arrestato Bernardo Provenzano, l’ultimo capomafia corleonese. Sedici anni dopo il sindaco di Corleone, Nicolosi, ricorda quel momento. “Quel giorno – afferma il primo cittadino – mi sono sentito fortunato e insieme orgoglioso. Fortunato, perché da sindaco avevo potuto gioire insieme alla grande maggioranza dei corleonesi per la fine della lunga latitanza di Provenzano. Orgoglioso, perché da me sostenuto più volte durante i comizi - ossia che la mafia, almeno come noi l’abbiamo conosciuta, violenta, arrogante, stragista stava per essere sconfitta – trovava conferma nell’arresto di Provenzano, la cui lunga latitanza sembrava dar ragione a quanti sostenevano che Cosa nostra fosse invincibile". 

"Zu Binnu", così veniva chiamato il boss, fu catturato in un casolare di campagna, all'interno del quale vennero trovati santini e pizzini. Da quel giorno secondo Nicolosi soprattutto gli occhi dei ragazzi ma anche quelli degli anziani sono tornati a sprigionare una luce più viva. "Era ed è il segno di una speranza rinata, il frutto di una ritrovata libertà. Speranza e libertà – conclude il sindaco di Corleone - che ognuno di noi ha il dovere di alimentare perché i prossimi anni, i prossimi decenni siano per Corleone, per i corleonesi e per tutti i siciliani, anni di progresso, crescita e sviluppo economico. Anni da vivere in libertà e per la libertà”.

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