Cronaca

Il pentito: "Un poliziotto ci dava notizie e ci avvisò della cattura di Provenzano 4 mesi prima"

Il retroscena nel provvedimento di sequestro a carico di Carmelo Lucchese. Sergio Flamia racconta che un agente poi passato ai Servizi avrebbe informato i boss del blitz di Montagna dei Cavalli e che per evitare l'arresto di Binnu l'imprenditore si sarebbe offerto di ospitarlo. L'inchiesta sul caso è stata archiviata

Un poliziotto della Catturandi, poi promosso e passato ai Servizi (precisamente all'Aisi), pochi mesi prima dell'arresto dopo 43 anni di latitanza del boss Bernardo Provenzano, avrebbe passato informazioni delicatissime ai mafiosi, anticipando lo storico blitz a Montagna dei Cavalli dell'11 aprile 2006. E' un passaggio piuttosto inquietante che emerge dal provvedimento di sequestro del patrimonio dell'imprenditore Carmelo Lucchese, eseguito dalla guardia di finanza. Una storia molto vecchia, che è stata anche oggetto di un'indagine al termine della quale per il poliziotto è stata disposta l'archiviazione, ma i particolari sono emersi soltanto ora.

A svelare il retroscena è il pentito Sergio Flamia, che ha anche spiegato agli inquirenti che Lucchese in quel periodo si sarebbe messo a disposizione per fornire un appartamento a Provenzano (deceduto al 41 bis il 13 luglio 2016) proprio per sventare la sua cattura. Ed è per questo che il procuratore aggiunto Marzia Sabella ed il sostituto Giovanni Antoci hanno inserito la vicenda nella richiesta di sequestro urgente a carico dell'imprenditore ai giudici della sezione Misure di prevenzione.

"Nel Conad di Lucchese lavorava la moglie di un poliziotto..."

In base alle dichiarazioni di Flamia, Lucchese "si sarebbe messo a disposizione per dare un appartamento per la latitanza di Bernardo Provenzano", quando lo stesso pentito gli aveva comunicato che il boss rischiava di essere arrestato. "Nel Conad di Lucchese lavorava la moglie di un poliziotto della Catturandi - racconta Flamia - un giorno, la vigilia di Natale del 2005, Lucchese mi cercò con urgenza e mi riferì di aver ascoltato una telefonata in cui il poliziotto dava indicazioni per un servizio".

"Stavolta Provenzano è in trappola"

Sarebbe stato lo stesso uomo della Catturandi a dire a Lucchese che "questa volta il 'numero 1' era in trappola", facendo riferimento "ad una trazzera". Il collaboratore di giustizia afferma che riferì la notizia ad altri "dicendomi disponibile ad accogliere nuovamente Provenzano a casa mia". E aggiunge: "Appresi successivamente che il poliziotto aveva fatto riferimento al covo di Montagna dei Cavalli, ove da lì a poco fu catturato Provenzano".

"Ci informò anche degli arresti di Gotha"

Secondo la versione di Flamia, il poliziotto "faceva avere notizie su operazioni di polizia a un commerciante di abbigliamento che era in società con Lucchese" e questi "smistava le notizie agli altri mafiosi". Il collaboratore precisa che lo stesso poliziotto "preavvisò degli arresti di Gotha", la maxioperazione messa a segno nel 2006 e che colpì i clan di Pagliarelli, Uditore e San Lorenzo, e in cui figuravano le famose intercettazioni del boss Nino Rotolo nella sua baracca di lamiere.

"Lucchese si mise a disposizione per ospitare Binnu"

Flamia chiarisce poi quale sarebbe stato il ruolo di Lucchese: "Siccome quando c'era la ricerca del posto di Provenzano io avevo chiesto a Lucchese se mi dava la disponibilità di un appartamento di loro proprietà dove abitava il fratello di Lucchese, ci dissi: 'Eventualmente me la puoi dare la disponibilità pi farici iri (farci andare ndr)', dicendogli chi ci doveva andare e me l'ha data, dice: 'Sergio, lo facciamo se c'è bisogno lo facciamo', che non è mai stato fatto poi, attenzione - precisa - però mi aveva dato la disponibilità".
 

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