Gli affari dei boss di Tommaso Natale tra pizzo e droga: 7 condanne e 11 assoluzioni

Gli imputati erano stati coinvolti in un blitz della polizia nato dalle dichiarazioni del pentito Silvio Guerrera. Inflitti 12 anni al ras dello spaccio allo Zen, Fabio Chianchiano, ma del tutto scagionato l'ex capo del clan, Sandro Diele

Le perquisizioni durante il blitz "Tommaso Natale-San Lorenzo"

La Procura aveva chiesto due secoli di carcere per 18 imputati finiti a processo dopo l'operazione antimafia "Tommaso Natale-San Lorenzo", nata dalle dichiarazioni dell'ex reggente del mandamento, Silvio Guerrera, poi diventato collaboratore di giustizia, e messa a segno dalla polizia a marzo dell'anno scorso. Il gup Claudia Rosini ha però accolto solo in parte le istanze dell'accusa, diponendo alla fine 7 condanne e 11 assoluzioni.

Nello specifico, sono stati inflitti con il rito abbreviato 12 anni al ras della droga allo Zen, Fabio Chianchiano, 6 anni al pentito Guerrera, 6 anni e 8 mesi al boss di Resuttana Giuseppe Fricano, 10 anni a Giuseppe La Torre, 6 anni e 4 mesi a Giuseppe Messia, 6 anni e 8 mesi Girolamo Taormina e 4 anni a Salvatore Verga.

Il giudice ha invece scagionato gli altri imputati, ovvero il boss dello Zen Sandro Diele, Baldassare Migliore, Vito Scarpitta, Francesco La Barbera, Tommaso Contino, Giuseppe Calvaruso, Salvatore D'Urso, Salvatore Amato, Vincenzo De Lisi e Francesco Di Noto (sono difesi dagli avvocati Rosanna Vella, Raffaele Bonsignore, Carmelo Ferrara, Giuseppe Giambanco, Tommaso De Lisi, Pietro Piazza, Rosa Garofalo ed Emanuele Manfredi). Inoltre il gup ha dichiarato la prescrizione per un altro imputato, Antonio Giambona.

Migliore e Di Noto, proprio mentre a giugno i sostituti procuratori Amelia Luise ed Alfredo Gagliardi chiudevano la loro requisitoria, avevano ricevuto peraltro un'altra ordinanza di custodia cautelare, legata all'operazione "Teneo".

Nell'inchiesta "Tommaso Natale-San Lorenzo", Guerrera aveva svelato gli affari del clan, tra pizzo e droga. Il pentito aveva anche tracciato un profilo di Chianchiano che sarebbe stato un "grande spacciatore, il numero uno allo Zen" e "volevamo diventasse il primo spacciatore ufficiale di tutta la nostra zona, l'unico fornitore proprio di tutto", anche se era "un pochettino esaltato, mezzo pazzo, un mezzo criminale". Inoltre aveva spiegato che "aveva soldi disponibili, comprava, aveva la vendita di tre chili al mese" e "noi avevamo l'usufrutto di questa roba, mi doveva dare 2.500 euro al mese".
 

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