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Il frame di un'intercettazione captata dai carabinieri

Il frame di un'intercettazione captata dai carabinieri

Mafia e pizzo imposto a tappeto ai commercianti del Borgo, definitive 11 condanne

La Cassazione ha respinto i ricorsi degli imputati, arrestati dai carabinieri a novembre 2017. Diversi imprenditori avevano collaborato con i pm ed era stato ritrovato anche il libro mastro. Alla sbarra anche Domenico Tantillo e Antonino Siragusa, che si è autoaccusato dell'omicidio dell'avvocato Enzo Fragalà

Imponevano il pizzo a tappeto ai commercianti di Borgo Vecchio che, una volta sentiti dai carabinieri, in molti casi avevano ammesso di essere vittime di racket ed incastrato i loro estorsori. Durante le indagini era stato ritrovato persino il libro mastro con le estorsioni e i soldi finivano nelle mani del boss Giuseppe Tantillo, diventato poi collaboratore di giustizia. In 17 erano stati così arrestati il 10 novembre del 2017 e adesso 11 condanne sono diventate definitive. La Cassazione ha infatti respinto i ricorsi degli imputati ed ha deciso di annullare con rinvio, e esclusivamente per rivedere l'entità della pena, soltanto la sentenza già emessa per Francesco Russo.

Nello specifico, Fabio Bonanno dovrà scontare 6 anni e 4 mesi, Cristian Cinà 4 anni e mezzo, Domenico Consiglio 3 anni e 4 mesi, Salvatore D'Amico 4 anni e mezzo, Elio Ganci 2 anni e 2 mesi, Giuseppe La Malfa 4 anni e 8 mesi, Gianluca Lo Coco 4 anni e 8 mesi, Luigi Miceli 5 anni e 2 mesi, Antonino Siragusa 3 anni e 8 mesi (nel frattempo è stato condannato a 14 anni per l'omicidio dell'avvocato Enzo Fragalà e i giudici gli hanno riconosciuto lo status di collaboratore di giustizia), Domenico Tantillo 5 anni e 8 mesi e Antonio Tarallo 5 anni e 2 mesi. 

Per Russo (difeso dagli avvocati Raffaele Bonsignore, Vincenzo Giambruno e Alessandro Martorana) in appello era caduta l'aggravante di aver agito per agevolare Cosa nostra e gli erano stati inflitti 2 anni 6 mesi e 20 giorni. Secondo la Suprema Corte, i giudici d'appello non avrebbe calcolato correttamente la pena e l'imputato avrebbe diritto ad uno sconto. Si dovrà celebrare un nuovo processo soltanto per stabilire questo aspetto.

La sentenza emessa in primo grado con il rito abbreviato dal gup Filippo Lo Presti il 9 novembre del 2018 ha sostanzialmente retto fino alla Cassazione. Le condanne inflitte erano state piuttosto miti a fronte dei quasi due secoli di carcere chiesti dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Amelia Luise. Tanto che al palazzo di giustizia, alla lettura del dispositivo, in molti avevano esultato e la festa era poi proseguita proprio al Borgo.

Secondo l'accusa, a prendere il posto di Giuseppe e Domenico Tantillo a capo del clan sarebbe stato Elio Ganci, ma questa ipotesi era caduta sin dal primo grado, tanto che l'imputato aveva rimediato una pena di 2 anni e 2 mesi.

Nell'inchiesta dei carabinieri erano stati accertati 14 episodi estorsivi ed era stato pure ritrovato il libro mastro. Si era anche fatta luce su una sparatoria avvenuta nella piazza del Borgo il 4 marzo del 2015. Si erano fronteggiati i Tantillo e la famiglia di Russo. Una vicenda che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe indotto all'epoca il reggente del mandamento di Porta Nuova, Paolo Calcagno, ad intervenire e a fare allontanare Russo dal quartiere se non avesse rispettato le gerarchie di Cosa nostra.

Qui sotto un pizzino con il dettaglio delle estorsioni ritrovato dai carabinieri

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