"Troppo indisciplinato in carcere", no alla liberazione anticipata per il boss della Noce

La Cassazione conferma il rigetto dell'istanza di Renzo Lo Nigro, condannato in via definitiva per mafia: "Non ha aderito all'opera rieducativa in cella". Nel 2014 avrebbe "promosso disordini" e minacciato gli agenti penitenziari, nel 2016 sarebbe stato mandante di un regolamento di conti

Il frame di un'intercettazione dell'operazione antimafia "Atropos"

Aveva chiesto la liberazione anticipata, il boss della Noce Renzo Lo Nigro (nella foto), ma per la Cassazione è stato troppo "indisciplinato" durante la detenzione per poter accedere ad un simile beneficio: il 29 aprile del 2014 sarebbe stato infatti "il promotore di disordini" in carcere, violando il divieto di scambio di generi alimentari e rivolgendo minacce agli agenti di custodia, mentre il 19 febbraio del 2016 sarebbe stato il mandante di un'aggressione, un regolamento di conti tra fazioni del suo stesso clan. Per questo, secondo la Suprema Corte "non è emersa adesione al trattamento e le infrazioni disciplinari ne danno conferma" e il ricorso del boss è stato rigettato.

Renzo-Lo-Nigro-3Lo Nigro, 48 anni, è stato arrestato per l'ultima volta a marzo del 2013 dalla squadra mobile, nell'ambito del blitz "Atropos 2", ma aveva già avuto guai con la giustizia negli anni precedenti. Da uomo di fiducia del capomandamento Fabio Chiovaro, usato soprattutto per pestaggi e danneggiamenti, in un momento di vuoto di potere si era ritrovato alla guida del clan, gestendo pizzo e droga. Che fosse lui l'uomo designato da Chiovaro emergeva da un'intercettazione di dicembre del 2012, quando il capomandamento gli diceva: "Ti raccomando, prendi e mi tratti a 500 euro pure a me e io ti sputo in faccia per via di lettere" e Lo Nigro replicava: "Ma noialtri speriamo di non mandartene, che non dobbiamo mandarli a nessuno, dobbiamo stare belli quieti...".

L'anno scorso, comunque, il boss aveva chiesto la liberazione anticipata, facendo riferimento a precisi periodi di pena che ha scontato, dal 12 marzo del 2013 al 12 marzo del 2014 e dal 12 settembre del 2014 al 12 settembre del 2015. Richiesta che era stata bocciata prima dal magistrato di Sorveglianza di Torino, poi dal tribunale, il 28 ottobre, e ora anche dalla Cassazione.

Per quanto attiene al primo periodo, per i giudici Lo Nigro è stato condannato per partecipazione a Cosa nostra risconosciuta fino al 13 agosto 2013, per gli altri periodi non ha invece dimostrato di aver aderito ad un percorso rieducativo all'interno del carcere. In particolare il 29 aprile 2014 era stato ravvisato "nella condotta di Lo Nigro 'promozione di disordini' - scrive la Cassazione - mentre la sanzione disciplinare era stata inflitta per 'condotta offensiva' nei confronti del personale di custodia". Ma, rimarca ancora la Suprema Corte, "il tribunale non ha motivato la valenza negativa solo sulla mera qualifica del fatto come 'promozione di disordini', ma in relazione alla condotta di inosservanza del divieto di scambio di generi alimentari e per le minacce rivolte agli agenti di custodia".

C'è poi un altro episodio, quello del 19 febbraio del 2016, quando vi era stata un'aggressione in carcere e Lo Nigro era stato trasferito altrove. In questo caso la Cassazione precisa che "l'ordinanza ha riconosciuto che Lo Nigro non era stato tra gli autori materiali dell'aggressione, ma ha valutato negativamente il ruolo avuto come mandante dell'aggressione. Circostanza che, letta unitamente, al movente del fatto - che costituiva un così detto regolamento di conti tra fazioni del medesimo clan mafioso - e al titolo del reato in espiazione, dava evidente contezza della mancata adesione del Lo Nigro all'opera rieducativa anche per i semestri precedenti". Da qui il rigetto dell'istanza del boss.

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