Droga e prostituzione a Ballarò, per la "mafia nigeriana" in appello 12 condanne e 2 assoluzioni

I giudici hanno concesso piccoli sconti ad alcuni imputati e in un caso hanno aggravato la pena di 2 mesi. Tornano libere due persone, del tutto scagionate. Il processo si è svolto con l'abbreviato e nasce dal primo blitz contro la "Black Axe". Nel troncone in ordinario l'accusa di 416 bis è invece caduta

Piccoli sconti di pena, in un caso addirittura l’aumento della condanna, ma anche due persone totalmente scagionate che, dopo quasi 4 anni di detenzione, ora tornano libere. E’ questo, in sintesi, l’esito del processo di secondo grado, con il rito abbreviato, a carico della “Black Axe”, ovvero la mafia nigeriana che avrebbe avuto il suo quartier generale a Ballarò, in cui erano imputati in 14. La prima sezione della Corte d’Assise d’Appello ha infatti confermato solo parzialmente il verdetto emesso in primo grado il 21 maggio 2018 dal gup Claudia Rosini, pur riconoscendo l’esistenza dell’organizzazione criminale straniera a Palermo. Nel filone in ordinario, invece, il 416 bis era caduto quasi per tutti gli imputati. A livello giudiziario, dunque, il riconoscimento della mafia nigeriana non è ancora definitivo e univoco.

Nello specifico, i giudici hanno del tutto scagionato Jude Victor e Efe Airbe, difesi dagli avvocati Angelo Raneli e Mariangela Spadafora, disponendone anche l’immediata scarcerazione. Erano detenuti dal 21 novembre 2016, quando la squadra mobile mise a segno il primo blitz contro la “Black Axe” e in primo grado erano stati condannati a 4 anni e 5 mesi ciascuno.

La Corte ha poi leggermente aggravato la condanna di Osenmwemwen Edith Omoregie, che passa da 3 anni e 4 mesi a 3 anni e mezzo di reclusione. Piccoli sconti, invece per Osayi BB Idemudia (da 8 anni a 7 anni 11 mesi e 10 giorni) e per Ibrahim Yusif (da 14 anni a 11 anni 1 mese e 10 giorni).

Per gli altri imputati la sentenza è stata invece confermata: Austine Johnbull (2 anni e 8 mesi), che aveva deciso di collaborare con i magistrati,  Vitanus Emetuwa (4 anni e 8 mesi), Nosa Inofogha (4 anni e 5 mesi), Evans Osayamwen (4 anni e 8 mesi), Sylvester Collins (6 anni), Steve Osagie (6 anni), Lucky Monye (4 anni e 5 mesi), Kennet Osahon Aghaku (6 anni) e Samson Obas Alaye (14 anni). Confermati anche i risarcimenti alle parti civili, ovvero il Centro Pio La Torre (rappresentato dagli avvocati Ettore Barcellona e Francesco Cutraro) e il Comune di Palermo.

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Il processo è nato dalla prima operazione contro la “Black Axe” (cioè “ascia nera”), un’organizzazione criminale particolarmente violenta che si occuperebbe soprattutto di droga e di sfruttamento della prostituzione e che si sarebbe impiantata a Ballarò. Negli anni sono state poi scoperte altre confraternite nigeriane, come i Vicking e l’Eiye. Mai del tutto chiariti gli eventuali rapporti con Cosa nostra, anche se gli stranieri avrebbero gestito i loro affari proprio in un territorio dove i boss palermitani sono presenti. E’ un filone investigativo aperto, ma allo stato non ci sono tracce di contatti.

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