Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Colonnello dei carabinieri in aula: "I massoni facevano favori ai mafiosi"

Lucio Arcidiacono, a capo del Ros di Palermo, che ha coordinato un ampio segmento dell'indagine "Halycon" in cui è rimasto coinvolto un funzionario della Regione, ricostruisce i rapporti fra i "fratelli venerabili" e gli affiliati: "Una rete capillare di relazioni"

"Il funzionario della Regione, Lucio Lutri, era un maestro venerabile. Quando è stato arrestato, però, era un semplice fratello. Vito Lauria, figlio del boss Giovanni, era maestro venerabile di un'altra loggia". Lo ha detto il colonnello dei carabinieri, Lucio Arcidiacono, a capo del Ros di Palermo, che ha coordinato un ampio segmento dell'indagine "Halycon" che ha stretto il cerchio sulla famiglia mafiosa di Licata accertando anche alcuni legami con la politica e un intreccio con la massoneria deviata. L'ufficiale, dopo aver risposto alle domande del pubblico ministero della Dda Alessia Sinatra, ha completato la sua deposizione rispondendo ai difensori. Tra i personaggi principali dell'inchiesta c'è anche il funzionario della Regione Lucio Lutri.

Arcidiacono, sollecitato a fornire dei chiarimenti dall'avvocato Luigi Ciotta, ha spiegato che "Lutri riceveva, in qualità di maestro venerabile di un'importante loggia massonica palermitana, delle richieste di favori da parte dei mafiosi alle quali dava puntuale riscontro positivo".

Un'altra questione scandagliata è quella legata ai lavori di demolizione degli immobili abusivi a Licata. “Non ho mai ricevuto richieste estorsive o minacce da parte di persone ben precise, ho solo ricevuto minacce dalla folla generiche”. L’imprenditore di Comiso, Salvatore Patriarca, che nel 2015 a Licata aveva in appalto le demolizioni degli immobili abusivi, per questa frase, messa a verbale con i carabinieri il 31 luglio del 2019, alcuni giorni dopo l’operazione antimafia “Assedio”, è finito a processo per l'accusa di favoreggiamento aggravato. Patriarca aveva aggiunto pure di non sapere chi fosse Giovanni Mugnos, presunto affiliato arrestato nell’operazione, e di non avere avuto contatti con nessun esponente mafioso. 

Patriarca, invece, secondo l'accusa, "consapevole della loro appartenenza al sodalizio mafioso, intrattenne, tra la fine del 2015 e l'aprile del '2016, ripetuti frequenti incontri e contatti con esponenti della famiglia mafiosa di Licata (Giovanni Lauria e Giovanni Mugnos) per il tramite dell'esponente della famiglia mafiosa di Caltagirone, Cosimo Ferlito”. 

L'avvocato Renato Mirone, difensore dell'imprenditore, ha chiesto all'ufficiale del Ros se Patriarca avesse consapevolezza della caratura mafiosa di Ferlito e Mugnos ma la domanda non è stata ammessa dai giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato.

fonte AgrigentoNotizie

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