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Il,boss Giuseppe "Piddu" Madonia

Il,boss Giuseppe "Piddu" Madonia

"Sono povero, lo Stato mi paghi l'avvocato", no della Cassazione al boss Piddu Madonia

Il mafioso, già membro della Commissione di Cosa nostra, sosteneva di avere diritto al gratuito patrocinio perché indigente. I giudici però hanno dichiarato il suo ricorso inammissibile e lo hanno condannato a pagare le spese di giudizio

E' uno dei boss "imprenditori" per eccellenza, al quale negli anni sono stati sequestrati beni dal valore di centinaia di migliaia di euro, eppure Giuseppe "Piddu" Madonia, storico capomafia del nisseno e membro della Commissione di Cosa nostra, chiedeva di essere difeso a spese dello Stato, cioè con il gratuito patrocinio previsto per i non abbienti. Un'istanza già rigettata dal tribunale di Sorveglianza di Sassari e che ora anche la quarta sezione della Cassazione ha bocciato.

Il boss, 66 anni, era ricorso alla Suprema Corte dopo che a giugno dell'anno scorso, la sua richiesta era stata ritenuta inammissibile: Madonia è stato infatti condannato in via definitiva per mafia, ovvero uno dei reati per i quali vige una presunzione legale di superamento del limite reddittuale e che impedisce ai boss di avere quindi diritto ad un avvocato a spese dello Stato.

Madonia in Cassazione contestava il fatto di "aver depositato atti dimostrativi della sua condizione di indigenza economica e di assenza di collegamenti con il sodalizio criminoso di provenienza desumibile dal suo protratto stato di detenzione al 41 bis, dai rari colloqui coi famigliari e da quanto accertato dalla guardia di finanza circa le sue condizioni reddituali". Il 24 settembre aveva pure mandato una memoria scritta di suo pugno per cercare di convincere i giudici.

Per la Suprema Corte il ricorso del boss è però inammissibile, proprio perché Madonia ritentra tra i soggetti "già condannati con sentenza definitiva per 416 bis" e quindi per i quali non è previsto il gratuito patrocinio. "Per superare la suddetta presunzione - scrivono i giudici - incombeva all'odierno ricorrente allegare concreti elementi di fatto in merito alle sue condizioni economico-patrimoniali, idonei a consentire il superamento della presunzione stabilita" dalla legge. "Tale onere non risulta però essere stato assolto da Madonia né in sede di opposizione, non risultando che egli abbia allegato alcun concreto e reale elemento idoneo a superare la presunzione di legge, né tanto meno in questa sede", si legge ancora nella decisione.

Per la Cassazione "il protratto stato di detenzione, il numero di colloqui con i congiunti, gli accertamenti della guardia di finanza riguardanti le sue fonti di reddito, genericamente menzionati" non possono essere considerati elementi idonei a superare i limiti imposti dalla legge. Da qui il rigetto del ricorso e la condana per "Piddu" Madonia a pagare le spese di giudizio.

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