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Gaetano Riina, fratello di Totò

Gaetano Riina, fratello di Totò

Le mani della mafia sull’agricoltura: al fratello di Riina finanziamenti Ue?

La Corte dei Conti scopre un danno da due milioni di euro: "Frodati con un'autocertificazione, perché nessuno controlla?". A far esplodere il caso è l'edizione odierna del Corriere della Sera

Con una semplice autocertificazione per anni alcuni esponenti mafiosi siciliani avrebbero percepito fondi dell’Unione europea per l'agricoltura. Un danno stimato dalla Corte dei Conti in almeno due milioni di euro. Tra i beneficiari anche Gaetano Riina, fratello di Totò, già sottoposto a sorveglianza speciale. Ed è proprio su questo che i magistrati contabili chiedono di fare luce: come mai lui e altri mafiosi hanno potuto attingere ai fondi senza nessun controllo?

A far esplodere il caso è l'edizione odierna del Corriere della Sera. Secondo il quotidiano a vigilare sull'erogazione dei soldi che arrivano da Bruxelles per aiutare l'agricoltura è proprio il ministero delle politiche agricole. Ed è a loro che arrivano le domande di fondi alle quali vengono allegate anche le certificazioni anti mafia spesso sotto forma di autocertificazione.

Peccato che qualche volta, come nel caso di Riina, tali certificazioni a volte nemmeno vengono inserite. E la Corte dei Conti, nelle sentenze in cui richiede indietro (probabilmente in maniera inutile) i fondi si domanda come mai vengano omesse le più basilari forme di controllo. Ai finanziamenti europei non possono attingere persone sottoposte a misure di prevenzione come la sorveglianza di polizia, come nel caso del fratello di Totò, oppure a chi ha subito una condanna mafiosa senza mai essere stato riabilitato.

In genere si tratta di "aiuti" all'agricoltura nell'ordine di qualche decina di migliaia di euro. Ma di casi se ne contano a decine e il computo totale di fondi europei finiti nelle mani della mafia arriva a toccare i due milioni di euro. Soldi che difficilmente potranno tornare anche perché i molti casi è giunta la prescrizione. E' dai primi anni 90 che va avanti questa incredibile vicenda. Eclatante il caso di Alberto Campo, condannato nel 1994 per associazione mafiosa, che tre anni fa ha visto decadere la richiesta di rimborso da parte della Corte dei Conti perché ormai il reato era andato in prescrizione: circa 60mila euro finiti in mano alla mafia.
 

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