Gli affari di Cosa nostra con la cocaina a Carini: 9 condanne, assolto il boss Lo Piccolo

Il processo in abbreviato è nato da un blitz messo a segno dalla squadra mobile a giugno dell'anno scorso. La pena più pesante - 17 anni e 9 mesi - al presunto capo della banda, Antonino Di Maggio. Scagionati altri due imputati

Gli arresti della squadra mobile

Per una volta il boss Sandro Lo Piccolo - sepolto al 41 bis da svariate condanne - è stato assolto, ma per altri nove imputati, accusati di aver gestito per conto di Cosa nostra il business della droga a Carini, sono invece arrivate altrettante condanne. La sentenza è stata emessa dal gup Lirio Conti, che ha processato dodici persone con il rito abbreviato. Oltre a Lo Piccolo (difeso dall'avvocato Alessandro Campo) , sono stati assolti anche altri due imputati, Giuseppe Di Stefano (difeso dall'avvocato Francesco Lo Nigro) e Paolo La Manna (assistito dall'avvocato Camillo Traina).

Il giudice ha sostanzialmente accolto le richieste del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Amelia Luise e Daniele Sansone, che avevano coordinato le indagini della squadra mobile, culminate in una serie di arresti il 6 giugno dell'anno scorso.

Le condanne sono state inflitte a Vincenzo Passafiume (14 anni), Salvatore Amato (10 anni, 3 mesi e 20 giorni), Antonino Di Maggio (17 anni, 9 mesi e 10 giorni), Alessandro Bono (8 anni), Fabio Daricca (4 anni e 4 mesi), Giuseppe Daricca (8 anni), Salvatore Lo Bianco (3 anni), Giuseppe Patti (3 anni) e Antonino Vaccarella (6 anni).

 

Il gup ha anche stabilito che alcuni degli imputati risarciscano il Centro Pio La Torre, parte civile attraverso gli avvocati Ettore Barcellona e Francesco Cutraro, demandando però la quantificazione del danno al tribunale competente.

Secondo la ricostruzione della Procura, gli imputati avrebbero utilizzato come base operativa un immobile abbandonato di Villagrazia di Carini, dove erano stati poi sequestrati diversi carichi di cocaina. A gestire il traffico, direttamente con il Sud America, per l'accusa, sarebbe stato Bono, insospettabile titolare di un'agenzia di pompe funebri. Il capo della banda sarebbe stato invece Di Maggio e i "picciotti" non l'avrebbero visto di buon occhio perché particolarmente tirchio. Anche se, nel 2008, nel suo giardino furono ritrovati 14 barattoli con mezzo milione di euro e 2.200 dollari, oltre a gioielli e pietre preziose.

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