L'omicidio Scaglione e la sparizione di Mauro De Mauro, tolto il segreto su alcuni atti

La Commissione parlamentare antimafia rende pubbliche relazioni investigative del 1971, firmate anche dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e dal capo della squadra mobile Boris Giuliano e relative alla strana stagione mafiosa iniziata con la strage di viale Lazio, il 10 dicembre del 1969

Il giornalista Mauro De Mauro

Una pagina molto particolare della storia di Cosa nostra, quella che si apre con la strage di viale Lazio del 10 dicembre del 1969 e, passando attraverso alcuni dei delitti più misteriosi - come la sparizione del giornalista de "L'Ora" Mauro De Mauro, 16 settembre del 1979, e l'uccisione del procuratore della Repubblica, Pietro Scaglione, e del suo autista Antonio Lorusso, il 5 maggio 1971 - ed alcuni regolamenti di conti interni all'organizzazione, trascinerà poi Palermo nella così detta "guerra di mafia". E' su questo frangente che la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Nicola Morra, ha deciso di desecretare alcuni atti, dai quali emerge anche il lavoro congiunto di carabinieri e polizia e l'esito di indagini coordinate, tra gli altri, dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (eliminato da Cosa nostra il 3 settembre del 1982) e dal capo della squadra mobile Boris Giuliano (assassinato il 21 luglio del 1979). Nello specifico, vengono resi pubblici per la prima volta il vebale di denuncia del 6 giugno 1971 ed i rapporti giudiziari datati 20 settembre, 26 ottobre e 15 luglio dello stesso anno.

"Si coglie pienamente - spiegano dalla Commissione - il particolare contesto criminale di delicata transizione che Cosa nostra si trovava a fronteggiare in quello specifico momento storico: dopo aver descritto la 'inedita' e fondamentale pax mafiosa, durata per ben cinque anni (dal 1963 al 1968), successiva all'intensa attività di repressione investigativa e giudiziaria" e seguita alla strage di Ciaculli del 30 giugno 1963. "I rapporti consentono di cogliere plasticamente gli effetti di una sentenza - quella della Corte d'Assise di Catanzaro del 22 dicembre del 1968 - che aveva assolto 44 imputati con la formula, tristemente 'consueta' della insufficienza di prove. Ciò aveva determinato decine di scarcerazioni". Con effetti devastanti non solo sugli equilibri criminali, ma anche sulla fiducia dell'opinione pubblica: "Inevitabile solidarietà di massa - si legge proprio in uno dei rapporti dell'epoca - scaturente da quelle feree leggi dell'omertà in cui la popolazione è, via via, ripombata unicamente per effetto di scoramento connesso alle inaspettate assoluzioni o alle miti condanne nei gravi processi celebrati fuori dall'Isola".

Dai documenti emergono anche dettagli sulla spedizione armata, organizzata dal boss Gerlando Alberti ("u paccarè") a Castrelfranco Veneto, in provincia di Treviso, finalizzata all'omicido di Giuseppe Sirchia, nonché sugli atti dinamitardi della notte di Capodanno del 1971, avvenuti nel mandamento dei Madonia contro enti ed uffici pubblici. Questi ultimi "non hanno precedenti nelle manifestazioni criminose dell'Isola - si legge ancora negli atti desecretati - perché appaiono talmente aberranti da far ritenere che si agitino o si occultino a monte degli esecutori materiali grossissimi interessi ai quali non sarebbero estranei ambienti e personaggi legati al mondo politico ed economico-finanziario e che, in forma più o meno occulta, hanno fatto ricorso, dal Dopoguerra in poi, a sodalizi di mafia per conseguire iniziali affermazioni nei più svariati settori". 

E' possibile consultare i documenti in formato pdf sul sito www.antimafia.parlamento.it

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