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Il frame di un'intercettazione dell'operazione "Grande Passo 4"

Il frame di un'intercettazione dell'operazione "Grande Passo 4"

Sono gli eredi del boss Bernardo Provenzano, la Cassazione conferma 4 condanne

Gli imputati erano stati arrestati nel 2016 con il blitz "Grande Passo 4". Le microspie dei carabinieri avevano captato il tentativo di uno dei nipoti prediletti di "Binnu", Carmelo Gariffo, di togliere il comando all'allora capo del clan, Rosario Lo Bue. Per lui e Leoluca Lo Bue ordinato un nuovo processo

Eredi del boss Bernardo Provenzano non solo per reali legami di sangue, ma soprattutto perché hanno provato a prendere il comando del mandamento di Corleone subito dopo la sua morte, avvenuta a luglio del 2016. Adesso, con la sentenza della Cassazione, diventano definitive quattro condanne, mentre per altri due imputati, tra cui uno dei nipoti prediletti di "Binnu", Carmelo Gariffo, occorrerà celebrare un nuovo processo d'appello. Tutti erano stati arrestati con il blitz dei carabinieri "Grande Passo 4" a settembre del 2016.

Nello specifico, la Suprema Corte ha confermato le condanne inflitte a Pietro Paolo Masaracchia, che dovrà scontare 8 anni e 4 mesi, dell'ex custode del campo sportivo di Corleone, Antonino Di Marco (6 anni), di Bernardo Saportito (8 anni e 8 mesi) e di Vito Filippello (8 anni). Annullata con rinvio invece la condanna di Gariffo, che in appello aveva rimediato 14 anni e 10 mesi di reclusione, e al quale, secondo i giudici, dovrebbe essere riconosciuta la continuazione con una precedente condanna (cosa che farebbe diminuire la pena). Stessa decisione per Leoluca Lo Bue (difeso dall'avvocato Giovanni Castronovo), già condannato a 9 anni ma per il quale va rivista, secondo la Cassazione, la responsabilità in relazione ad un'estorsione.

L'inchiesta era stata coordinata dall'aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Gaspare Spedale e Caterina Maladoli. Dalle intercettazioni dei carabinieri emergeva come Gariffo, che già aveva scontato una lunga pena, avesse cercato di insidiare l'allora capo del mandamento, Rosario Lo Bue: "Che pensa, che ha il mondo in mano questo nicareddu?" diceva tra l'altro il nipote di Provenzano. Gariffo era stato peraltro uno dei postini di "Binnu", per il quale - con il numero 123 - avrebbe smistato pizzini durante la latitanza.

Gariffo riteneva di dover riprendere il comando a Corleone e spiegava: "Non ti dico che deve riuscire per forza. Ci dobbiamo provare per tante ragioni. Uno perché sono azzerato completamente e poi penso perché ci sia bisogno, non sono il solo ad avere bisogno ma ce ne sono assai. Il primo iniziando da mio zio e mio zio certe cose se le merita".

Gli imputati erano stati condannati in primo grado con l'abbreviato dal gup Alessia Geraci il 24 novembre 2017 e la sentenza era stata poi sostanzialmente confermata dalla Corte d'Appello il 23 luglio del 2019. Sin dall primo verdetto erano stati invece assolti Francesco Geraci (classe 1966), il cugino omonimo (classe 1971), nonché Vincenzo Pellitteri.

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