Gli affari dei boss di Porta Nuova con bus turistici, droga e caffè: 22 condanne e 11 assolti

La sentenza al termine del processo nato dall'operazione "Atena" dei carabinieri, messa a segno a marzo dell'anno scorso. Tra le persone scagionate anche Francesco Arcuri (uno dei presunti autori dell'omicidio dell'avvocato Fragalà) e il boss Gregorio Di Giovanni

Il frame di un'intercettazione dell'operazione "Atena"

Secondo l'accusa, i boss di Porta Nuova, oltre a fare affari con la droga e con il pizzo, si sarebbero lanciati anche nel turismo e nella rivendita di caffè. Una ricostruzione che, però, non ha retto pienamente davanti al gup Clelia Maltese, che ha processato con l'abbreviato 33 imputati, tutti coinvolti nell'operazione "Atena", messa a segno dai carabinieri il 12 marzo dell'anno scorso: 22 le condanne e 11 gli assolti, tra cui figurano nomi del calibro di Gregorio Di Giovanni (che però rispondeva solo di trasferimento fraudolento di beni) e di Francesco Arcuri - che solo pochi mesi fa è stato condannato per l'omicidio dell'avvocato Enzo Fragalà - e oggi è stato invece scagionato dall'accusa di mafia "perché il fatto non sussiste". Assolto anche Paolo Calcagno, che per un periodo, secondo gli inquirenti, avrebbe retto uno dei mandamenti più potenti della città.

I condannati 

La condanna più pesante (in continuazione però con una precedente) è quella inflitta al boss Tommaso Di Giovanni (15 anni e mezzo). Severe anche le pene per Francesco Pitarresi (11 anni e 8 mesi) e Giovanni Salerno (6 anni 2 mesi e 20 giorni). Gli altri imputati dovranno invece scontare condanne inferiori: 5 anni e mezzo (in continuzione) per Benedetto Graviano, 5 anni e 4 mesi per Filippo Maniscalco, 4 anni 5 mesi e 10 giorni ciascuno per Salvatore D'Oca e Giovanni Maniscalco, stessa pena anche per Settimo Spitaliere, cognato di Calcagno, 4 anni e 4 mesi per Antonio Sorrentino, 4 anni a testa per Alessio Haou e per Khemais Lausgi, ritenuto uno dei ras della droga allo Zen, 3 anni 6 mesi e 20 giorni per Salvatore De Luca e 3 anni e 20 giorni per Alessandro Angelo Di Blasi.

Condanne ancora più basse per Gandolfo Emanuel Milazzo e Fabrizio Nuccio (2 anni e 8 mesi ciascuno), Rosalia Spitaliere, alias "Sandra", moglie di Calcagno (un anno 9 mesi e 10 giorni), Vincenzo Toscano (un anno e mezzo), Gaspare Rizzuto (un anno e 5 mesi), Costantino Trapani (un anno 2 mesi 6 giorni), Salvatore De Santis (6 mesi), Cristian Caracausi (2 mesi e 20 giorni) e per Pietro Burgio (2 mesi in continuazione).

Gli assolti

Sono stati invece del tutto scagionati altri 11 imputati, anche se per diversi di loro il procuratore aggiunto Salvatore De Luca ed i sostituti Amelia Luise e Giovanni Antoci avevano invocato pene pesanti. Oltre ad Arcuri (difeso dagli avvocati Michele Giovinco e Filippo Gallina), Calcagno (difeso da Salvatore Agrò e Giovanni Restivo), e Di Giovanni, sono stati assolti anche Giulio Affranchi (difeso dall'avvocato Giovanni Castronovo), Michele Madonia (pure lui assistito dagli avvocati Giovinco e Gallina), Gioacchino Crivello, Rosolino Mirabella (difeso dall'avvocato Castronovo e dall'avvocato Silvana Tortorici), Sebastiano Vinciguerra, Vincenzo Cusimano, Antonino Pisciotta e Andrea Damiano. Tra i difensori anche l'avvocato Michele Rubino.

I risarcimenti alle parti civili

Il giudice ha poi disposto delle provvisionali per le parti civili: ad Addiopizzo dovranno essere versati 10.500 euro, al Centro Pio La Torre e a Sicindustria 7.500 euro ciascuno, nonché 10 mila euro dal solo De Luca ad una vittima di estorsione. A diffendere le parti civili, tra gli altri, gli avvocati Ettore Barcellona, Francesco Cutraro e Salvatore Caradonna.

Le aziende dissequestrate

Il gup ha pure disposto il dissequestro della "Pronto Bus" srl di via Stefano Turr, la ditta in cui, secondo la Procura, i boss avrebbero investito dei soldi e che gestisce dei bus turistici. Numerose le intercettazioni sul tema e da alcune di esse emergeva come il cognato di Calcagno avesse preso appositamente la patente D per poter guidare questi mezzi. Dissequestrate anche la "Torrefazione Caffeina D'Oca Salvatore" di piazza Principe di Camporeale e la "Arcuri Salvatore Dario" di via Eugenio l'Emiro: sono le due aziende del settore della torrefeazione che, per l'accusa, sarebbero state uno dei nuovi business di Cosa nostra.
 

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