Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Gli affari della mafia sui cantieri navali: sei arresti nel clan Resuttana

Operazione della Dia che è riuscita infatti a disarticolare un'associazione a delinquere facente capo alla cosca mafiosa dei quartieri palermitani Acquasanta-Arenella. Sequestrate tre società. Cosa nostra si era infiltrata anche in Liguria e nei porti dell'Adriatico

Un nuovo durissimo colpo è stato inferto a Cosa nostra, e ai suoi affari legati al settore della cantieristica navale tra Palermo, la Liguria e il Veneto. Al termine di complesse ed articolate indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica-Direzione Distrettuale Antimafia, la Dia di Palermo è riuscita infatti a disarticolare un'associazione a delinquere facente capo alla cosca mafiosa dei quartieri palermitani Acquasanta-Arenella.

In manette con l'accusa di associazione mafiosa sono finite sei palermitani, tra cui una donna: Vito Galatolo, Giuseppe Corradengo, Rosalia Viola, Domenico Passarello, Vincenzo Procida e Rosario Viola. L'ordinanza è stata emessa dal gip Piergiorgio Morosini, che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Vittorio Teresi e del pm Pierangelo Padova. Il provvedimento, che dispone anche il sequestro dell'intero complesso aziendale delle società "Nuova Navalcoibent srl", con sede in La Spezia, "Eurocoibenti srl" e "Savemar srl", entrambe con sede in Palermo, è il frutto di lunghe ed articolate indagini condotte dal personale del Centro Operativo di Palermo e di Genova in materia di infiltrazioni mafiose nel settore della cantieristica navale che - secondo il procuratore Francesco Messineo - è "l'affare futuro di Cosa nostra". (GUARDA IL VIDEO)

Servizi di intercettazione telefonica, ambientale e telematica, di osservazione e pedinamento, corroborati anche dalle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori e testimoni di giustizia, pienamente confermate dai successivi riscontri, hanno consentito di dimostrare come alcune imprese, fondate con capitali mafiosi e rette da soggetti vicini alle cosche, si erano allontanate dalla Sicilia e si erano stabilite ed affermate in Liguria e nei principali porti dell'Adriatico. Interi settori delle lavorazioni navali erano, pertanto, gestiti in regime di quasi monopolio, da imprese che riuscivano a riciclare ingenti capitali di origine illecita e che realizzavano enormi guadagni.

Alcuni esponenti di assoluto rilievo della "famiglia mafiosa" Galatolo-Fontana, un vero e proprio "asse portante" della famiglia dell'Acquasanta e del relativo mandamento di Resuttana, si sono serviti della collaborazione di alcune persone esterne all'associazione, ben disposte ad intraprendere brillanti carriere imprenditoriali e ad investire ingenti risorse finanziare di provenienza illecita per costituire o comunque finanziere numerose società attive nell'ambito di diversi cantieri navali italiani.

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