Lo sgarro e la vendetta al Borgo: "Doveva morire qua, non te la sei fidata ad ammazzarlo..."

Grazie alle microspie i carabinieri hanno ricostruito ogni fase del tentativo di omicidio di Giovanni Zimmardi, avvenuto a dicembre 2018. La vittima aveva accusato altri due fermati del blitz "Resilienza" di aver usato soldi falsi. "L'ho preso per la gola, magari muore dissanguato". Il boss impose la pace

Il frame di un'intercettazione dell'operazione "Resilienza"

"Non te la sei fidata ad ammazzarlo! Non sei buono! Doveva morire qua...", così si rammaricava uno dei fermati dell'operazione "Resilienza" dei carabinieri, Marcello D'India, parlando con un altro indagato, suo zio Giovanni Bronzino. Chi doveva morire, in base ai piani dei due, era invece uno degli esattori del pizzo del clan di Borgo Vecchio, Giovanni Zimmardi. Ma la sera del 12 dicembre di due anni fa la vittima predestinata era riuscita a svignarsela e a schivare le coltellate, rimediando soltanto alcuni tagli su un braccio e su una mano. Futilissima la colpa da lavare con il sangue: Zimmardi aveva infatti accusato i suoi aggressori di aver mangiato in una taverna pagando con 50 euro falsi. Il tentativo di omicidio, seguito dall'incendio dell'auto della vittima, è stato registrato in diretta dalle microspie dei militari ed è stata così ricostruita tutta la dinamica, compreso l'intervento dei vertici della cosca, Angelo e Girolamo Monti, per la successiva "riappacificazione".

Le tracce di sangue nell'androne di un condominio

La vicenda emerge dal provvedimento di fermo firmato dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise e Luisa Bettiol, che martedì ha portato in carcere venti persone. Alle 21.50 del 12 dicembre del 2018 la polizia era intervenuta in Fondo La Manna e in un condominio aveva trovato vistose macchie di sangue a terra e sulle pareti. E' qui che Zimmardi, dopo essere stato aggredito, avrebbe cercato rifugio nelle case di due inquilini. Gli investigatori lo avevano però ritrovato in via Anapo, a casa della cognata, e portato in ospedale, dove i medici gli avevano dato 10 giorni di prognosi.

"Avete mangiato e poi pagato con 50 euro falsi"

Agli inquirenti Zimmardi aveva fornito una sua versione dei fatti, ovvero che aveva bevuto parecchio, girando bar e taverne fino ad incontrare due conoscenti, Marcello D'India e Giovanni Bronzino, di cui però aveva fornito solo i nomi di battesimo. Zimmardi raccontava che in macchina "riferivo ai due di aver sentito dire che al Borgo Vecchio loro erano andati a mangiare in una taverna e avevano pagato con 50 euro falsi. Ne nasceva una discussione animata, quando improvvisamente Giovanni iniziava a colpirmi, aprivo lo sportello e scappavo e riprendevo la mia macchina, ma i due mi raggiungevano e iniziavano a insultarmi, ma riuscivo a scappare".

"Doveva morire qua!"

L'auto di Zimmardi era stata ritrovata bruciata. A bordo, però, i carabinieri avevano piazzato una cimice e questo ha consentito di registrare tutte le fasi del tentato omicidio. Alle 21, per esempio, Marcello D'India diceva a Zimmardi: "Amunì, parcheggia la macchina meglio, posteggia e sali con noialtri". Poi, quando con Bronzino raggiungevano la vittima fuggita dopo il pestaggio, veniva registrato D'India che diceva a Bronzino: "Questa era la macchina, dove cornuto è... Pulisci, pulisci... Giovà, minchia, tu fai cose... ma com'è che non te la sei fidata ad ammazzarlo? Giovà, non sei buono tu, vieni qua... Doveva morire qua, andiamoci di qua, solo gli sbirri può chiamare, solo gli sbirri... hai visto come faceva? 'Per favore!'".

"L'ho preso alla gola, magari muore dissanguato..."

Bronzino però si giustificava: "Ma che cazzo, l'ho preso alla gola e magari muore dissanguato!". Riprendeva D'India: "Dammi un giravite, piglia un giravite che gli rompo tutte cose in questa macchina... Piglialo così non parte la macchina, gliela metto in corto circuito". L'altro: "Ma dov'è buttato a terra questo figlio di arrusa?". Poi D'India continuava: "Ah vabbè, tu sei ubriaco, aiutami ad aprire qua, non lasciare impronte, gli do fuoco... Non te la sei fidato ad ammazzarlo, Giovà, non te la sei fidato...". Bronzino: "Sì ma nella gola vedi che l'ho preso".

"Ora che dobbiamo fare, parrì?"

Il 13 dicembre altri dettagli emergevano dalla conversazione tra Salvatore Guarino e Zimmardi che gli raccontava che la sera prima era stato "pugnalato" da "zio e nipote" per "50 euro false" e sollecitava un intervento: "Ora che dobbiamo fare con questo, parrì?". Guarino chiedeva chiarimenti: "Ti hanno dato pugnalate? E chi è stato?" e Zimmardi aggiungeva: "Pugnalate e mi hanno dato fuoco alla macchina, mentre io ero di davanti, mi ha dato pugnalate, dentro la macchina". Spiegava che D'India l'aveva cercato per chiarire la stessa sera, "ma che ne so, dice: 'Vuoi scendere un minuto che ti devo parlare', ma gli ho detto: 'A quest'ora? Marcè domani ne parliamo'".

"Ho preso coltellate nelle braccia"

Zimmardi forniva poi altri particolari: "Hai capito che cosa mi ha combinato Giovanni (Bronzino, ndr), mi volevano fare, parrì... M'assicutavano, mi volevano fare, me ne sono scappato, currivu, ho perso il borsello, ho preso le coltellate nelle braccia, nelle mani... Cornuto che è, sbirro che è, mi hanno dato fuoco alla macchina, quello è sceso, è entrato e già ha cominciato a darmi pugnalate nel petto, io mi sono parato con le mani". Sul movente spiegava: "Il fatto dei 50 euro, si è fottuto 50 euro, quando gli hanno detto 'non è' loro mi hanno portato con la macchina, 'amunì, amunì, sali con me, ci andiamo a fare un giro'". Raccontava anche che "è venuta la squadra omicidi, c'è un manicomio, mi vogliono denunciare perché dice che gli sto dicendo bugie!".

E il boss disse: "Stringetevi la mano"

Partiva poi la mediazione che coinvolgeva i vertici del clan, nel tentativo di chiudere la faccenda senza ulteriori danni. Diceva Guarino: "Dunque quello (Angelo Monti, ndr) voleva che oggi ci salivamo per per la pacificazione... dice: 'Vuoi che ci vengo io, perché poi più in là che gli paga la macchina, cose'...". Una mediazione che non piaceva particolarmente né a Guarino né a Zimmardi. Quest'ultimo diceva infatti: "Questi sono sempre che scaricano, minchia, per favore! Non sono stati capaci di fargli prendere 100 euro e 100 euo glieli dai, visto che ci si c'immiscò quello, si l'ammuccanu, lo se la fottono la spesa..." e Guarino: "Sì, loro hanno le cose da spartire, ti pare loro come fanno". Chiedeva poi Zimmardi: "Ma perché vogliono fare pace, parrì?" e l'altro spiegava: "Perché loro si spaventano che quello non possono girare più, non possono fare". Sempre Guarino successivamente rimarcava: "Ieri me l'ha detto Angelo (Monti, ndr): 'Deve venire il tizio'. Lui è qua o suo fratello... Dice: 'Si devono stringere la mano perché devono levare questo discorso'... Io gli ho detto: "E che problema è?', appena viene glielo diciamo: 'Almeno la macchina'". E Zimmardi: "Questa è una cosa forzata, vero, il fatto di andare... la pace?".

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