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Il frame di un'intercettazione dell'operazione "Dominio"

Il frame di un'intercettazione dell'operazione "Dominio"

Mafia a Bolognetta, i contatti tra gli indagati e il sindaco: "Gli abbiamo dato il voto, è obbligato"

Mario Pecoraro e Carlo Salvatore Sclafani, fermati nel blitz "Dominio", per la Procura avrebbero avuto un "rapporto privilegiato" con Gaetano Grassadonia (che non risulta indagato). Gli imprenditori avrebbero orientato le scelte amministrative: "Ci fanno entrare, ci fanno sedere..."

"Gli abbiamo dato il voto perché siamo obbligati o lui è obbligato a noialtri..." e "io lo sai con chi posso spendere una parola? E' un paradosso: con il sindaco". Mario Pecoraro e Carlo Salvatore Sclafani, fermati stamattina nell'operazione "Dominio", secondo i carabinieri avrebbero avuto un "rapporto privilegiato" e di "contiguità" con il primo cittadino di Bolognetta, Gaetano Grassadonia (che non risulta indagato), e - come emerge dal provvedimento firmato dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Giorgia Righi e Gaspare Spedale - sarebbero riusciti a condizionare appalti e scelte amministrative. "La cosa buona oggi - si vantava Pecoraro - è che ringraziando a Dio, dove arriviamo ci fanno entrare, ci fanno sedere, questi che noi li abbiamo votato pure, va, quello grosso, Grassadonia... Fino a poco fa mi ha chiamato per il condizionatore: 'Mario vai a comprare il condizionatore e lo monti'... cioè per dire, quando c'è un rapporto... E lo sai come ci vado, con la massima tranquillità, perché sanno, lo sanno tutti che noialtri lavoriamo perché dobbiamo lavorare nel senso di lavoro... perché abbiamo pure i requisiti".

In particolare, nel provvedimento eseguito dai carabinieri di Misilmeri, emergono contatti tra gli indagati e il sindaco in relazione all'affidamento di una appalto per le estumulazioni al cimitero (che sarà poi assegnato senza gara e per "somma urgenza" alla ditta dei due), ma anche rispetto al comportamento del capo dell'ufficio tecnico del Comune ("una chiavica" dicono gli indagati, "un folle", afferma il sindaco) che con la sua attenzione alla "trasparenza" avrebbe ostacolato i piani degli imprenditori accusati di mafia.

La replica del sindaco

"L’amministrazione Grassadonia è al fianco delle forze dell’ordine e dello Stato e continueremo, come fatto sino ad oggi, a svolgere la nostra attività amministrativa nel pieno rispetto delle leggi, in nome della trasparenza e dell’imparzialità. Prendiamo le distanze dai fatti accaduti, dai quali ci riteniamo del tutto estranei, e confidiamo nell'operato della magistratura. La mafia e la criminalità non hanno avuto e non avranno mai spazio nel nostro operato", così ha commentato su Facebook il sindaco Grassadonia, riferendosi all'inchiesta della Dda.

Le lamentele in paese e al Comune

Gli inquirenti mettono in evidenza come da più parti a Bolognetta sarebbero nati sospetti e lamentele, sollevati anche da un consigliere di minoranza, sul fatto che l'azienda degli indagati, la "Sagin srl", lavorasse sempre. Ma come si legge nel fermo "il sindaco piuttosto che attivarsi per capire se le segnalazioni fossero fondate e se la sua amministrazione avesse effettivamente avantaggiato indebitamente l'impresa degli indagati, andava a riferire le lamentele a Pecoraro, sostanzialmente schierandosi a suo favore. La circostanza è ancora più grave ove si consideri che le lamentele ricevute erano tutt'altro che infondate perché Sclafani e Pecoraro hanno ricevuto numerosi affidamenti diretti, spesso in spregio della normativa di settore ed hanno veicolato l'operato dell'ufficio tecnico nella scelta delle imprese cui appaltare i lavori".

"Mica ti ricatto, vengo a consigliarti..."

La vicenda emerge da un'intercettazione del 28 gennaio scorso in cui Pecoraro racconta a Sclafani quanto gli sarebbe stato appena riferito dal sindaco: "Sono stato con Gaetano (Grassadonia, ndr), fa il cornuto perché quelli dicono 'come mai noialtri lavoriamo sempre, la Sagin, e quale accordo, cosa c'è nel mezzo'. Quello che dicono loro nemmeno ci passa per la testa, noialtri tiriamo sempre per la nostra strada, lavoriamo". Poi l'indagato metteva in mezzo la questione delle estumulazioni: "Gli ho prospettato (al sindaco, ndr) 'per farti risparmiare' il fatto dei trasferimenti, quello che facciamo l'estumulazione, 'perché tu perdi, ci perdi, devi andare a pagare la discarica, invece in quel modo li prendiamo e li mettiamo e tu risparmi, io lo sto facendo per te, tu poi'... Dice: 'Domani ci vediamo, concordiamo tutto...'. Proprio in questo - rimarca Pecoraro - posso passarmi la mano, perché 'non ti ho mai dato cento lire, né ti sono mai venuto a ricattare, ti sono venuto sempre a consigliare e cerco di lavorare, mica lo faccio per beneficenza...'".

"Che chiavica quest'architetto!"

Il vero problema dei due in relazione alle estumulazioni, però, sarebbe stato l'architetto a capo dell'ufficio tecnico del Comune perché, come diceva a marzo sempre Pecoraro "l'architetto oggi mi ha fatto girare i coglioni, deve fare la gara... Ah lui è trasparente! Si spaventa! Quando conviene a voialtri trasparenza non ce n'è". Niente assegnazione diretta, quindi, e la cosa sarebbe sembrata "scandalosa" persino ad alcuni dipendenti comunali, che avrebbero contattato Pecoraro per farglielo presente ("si sono presi il pensiero", dice l'indagato) e Sclafani commenta: "Che chiavica questo minchia di architetto".

"Tutto a posto, affidamento diretto!"

Alla fine, però, il 12 marzo, l'appalto sarebbe stato assegnato ai due senza gara e con procedure di "somma urgenza". Pecoraro informa Sclafani: "Niente, io sono uscito ora dal municipio, ha un'ora e mezza che sono là e abbiamo completato tutte cose... Giusto giusto ho fatto un altro giro e c'era Franco Orobello (presidente del consiglio comunale, ndr), gli ho detto 'dobbiamo spirugghiari quel discorso' e dice 'sì, scendi a che siamo tutti qua' e l'abbiamo concluso l'affidamento, 20 spostamenti...". E il giorno dopo: "Là ieri tutto a posto! Affidamento diretto... Dico 250 euro, quasi 300 euro a morto per venti..." e Sclafani replicava: "Sono 7 mila euro e sono soldi! Organizziamoci, amunì!", il socio sottolineava: "Mi deve dare l'esito, la somma urgenza, per una mano fanno la somma urgenza...".

"L'ordinanza è pronta, scritta e timbrata!"

Successivamene e "con notevole confidenza", come scrive la Procura, Pecoraro avrebbe sollecitato il sindaco: "Dimmi una cosa, che qua minchia mi tempestano di chiamate con questi morti, lì com'è finita? Almeno prepariamo le carte" e Grassadonia: "Le carte sono pronte, ho tutto già fatto... Manca l'ok dell'Asp, io ho tutto pronto, le carte sono pronte! L'ordinanza è pronta! Mario, l'ordinanza è fatta, è pronta, è scritta, è timbrata e tutte cose, manca soltanto che il dottore dice quando viene".

"I cimiteri sono chiusi, non si può fare"

Quello è però proprio il periodo in cui era scattato il primo lockdown, determinando anche la chiusura dei cimiteri: "Se non finisce questa cosa - spiegava il medico dell'Asp - non possiamo fare niente, è inutile che mi chiama Orobello, mi chiamano questi, mi chiamano quelli 'dobbiamo fare l'estumulazione', ma chi cavolo l'ha detto! Si fanno dare l'autorizzazione dal presidente della Repubblica, della Regione e si ci trovano qualche medico prende e sli fanno". Pecoraro provava comunque ad insistere: "Il problema loro è che poi, meschini, è un problema dei cristiani, che ci sono i morti che già tre mesi sono messi là e se ne sono fottuti", ma il medico era inflessibile: "Ma non sono problemi miei, sono problemi loro, non è che posso andare contro un'ordinanza... non se ne può fare, punto! I cimiteri sono chiusi e significa che nessuno deve entrare là dentro".

"E' una cosa che devi vedere subito!"

A quel punto Pecoraro "con toni perentori" chiamava il sindaco: "Gaetano, ti avevo detto di richiamarmi! Ho sentito il dottore... Se non ti metti bene su questa cosa tu rischi che questa estumulazione, questi trasferimenti li farai ad ottobre, non penso che è una cosa buona, perché tenere 15, 14 morti, quelli che sono al cimitero, in queste condizioni... Lui sostiene che tutti i cimiteri sono chiusi, gli ho detto: 'Dottò, qua si parla di necessità, non di un piacere'... Quindi non lo so tu come potresti fare". E poi suggerisce al primo cittadino cosa dire: "Gli dici: 'Io apro il cimitero per questa occasione, non è che io lo sto aprendo per il pubblico... Io farò una giornata, due giornate. Io autorizzerò la ditta X con quattro persone che porterà lei'... Apriamo, facciamo quello che dobbiamo fare, i parenti di tutti i morti non hanno... Io devo andare a levare i morti perché non è possibile che io i morti li devo togliere a ottobre, è una cosa che devi vedere subito!". Il sindaco replicava: "Certo! Ora chiamo". 

"Mi ha chiamato il tuo sindaco..."

Il 14 aprile arriva l'esito delle sollecitazioni. Pecoraro diceva infatti a Sclafani: "Mi ha chiamato il tuo sindaco e mi ha detto: 'Vedi che giorno 16 dobbiamo fare le estumulazioni'. Gli inquirenti parlano di una "familiarità del sindaco Gaetano Grassadonia con Sclafani e Pecoraro", tanto che in diverse intercettazioni, il primo cittadino illustra in loro presenza tutta una serie di appalti per i quali avrebbe ottenuto i fondi, rimarcando come avrebbe avuto però difficoltà "a spendere", anche per le difficoltà che sarebbero state create dal capo dell'ufficio tecnico.

"Devi prendere un tecnico esterno"

E allora era Pecoraro a suggerire: "Sono stato a parlare con Gaetano - spiegava - e gli ho detto 'tu devi prendere un tecnico esterno, lo paghi', perché a quanto pare gli sono arrivati un mare di finanziamenti e mia sorella (che lavora al Comune, ndr) mi ha detto 'vero, qua sono'... Io gli ho detto (al sindaco, ndr): 'Gli parli bello chiaro, lui non è in condizioni di poterlo fare, lui si fa il capo ufficio tecnico... tu prendi ad uno esterno, per sei mesi, ci fai un contratto, quanto ti può costare? Ventimila euro? Ma ti porti in porto 2 milioni'".

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