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Un'intercettazione dell'operazione "Legame"

Un'intercettazione dell'operazione "Legame"

Mafia a Bagheria, condannati in 5: sconto di pena per il nipote del boss Pino Scaduto

La Corte d'Appello rivede al ribasso la sentenza emessa con il rito abbreviato per Paolo Liga, detto "l'americano", che avrebbe ricevuto ordini e consigli dal vecchio capoclan con dei pizzini mandati dal 41 bis. Era stato arrestato assieme agli altri imputati nel blitz "Legame" del 30 gennaio 2018

Avrebbe preso il posto dello zio Pino Scaduto a capo del clan di Bagheria, ricevendo - secondo l'accusa - anche ordini e consigli con dei pizzini che il vecchio boss gli avrebbe mandato pur essendo recluso al 41 bis. A Paolo Liga, detto "l'americano", adesso la prima sezione della Corte d'Appello ha deciso di concedere un lieve sconto di pena. Stessa scelta per altri due imputati, mentre per altri due è stata confermata la sentenza emessa in primo grado. Il processo si è svolto con il rito abbreviato ed è nato dall'operazione "Legame" dei carabinieri, che risale al 30 gennaio del 2018.

Nello specifico, il collegio presieduto da Adriana Pirsa, ha inflitto 9 anni e 8 mesi a Paolo Liga, che era stato invece condannato a 12 anni e 4 mesi dal gup Marco Marco Gaeta; uno sconto è stato concesso anche a Riccardo De Lisi, che passa da 11 anni a 8 anni e 4 mesi di reclusione, e a Claudio De Lisi, che passa da 7 a 3 anni di reclusione ed è tornato anche libero. Nel suo caso è caduta l'accusa di associazione mafiosa ed anche l'aggravante di aver agevolato Cosa nostra in relazione ad un tentativo di estorsione. L'imputato, difeso dall'avvocato Luigi Miceli, è stato scarcerato, avendo a questo punto già scontato la sua pena. 

Confermate invece le pene già inflitte a Pietro Liga (2 anni e 8 mesi) e a Gioacchino Di Bella (2 anni). Un sesto imputato, Giuseppe Sanzone, era già stato scagionato in primo grado, con la sentenza emessa a ottobre del 2019.

Le intercettazioni

L'inchiesta era stata coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Bruno Brucoli e Gaspare Spedale. Grazie alle indagini dei carabinieri era stato possibile ricostruire il nuovo organigramma della famiglia mafiosa di Bagheria, dopo l'egida di Scaduto. E a prendere il suo posto, secondo la Procura, sarebbe stato proprio il nipote, "l'americano", che avrebbe anche mantenuto i contatti con i clan trapanesi legati al latitante Matteo Messina Denaro. Erano state scoperte anche diverse estorsioni tra cui quella ad una società che si occupa di servizi di sicurezza nei locali (finita poi al centro di un altro blitz, "Octopus) e quella ai danni di un intermediario finanziario al quale sarebbero stati inizialmente chiesti 50 mila euro come "messa a posto". Il clan, però, si sarebbe poi accontentato di una Mercedes.

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