"Io, danneggiato dalle notizie sugli arresti dell’Arenella"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Mi chiamo Marco Acierno, ho 52 anni e faccio l’imprenditore. Lo faccio a Palermo, in una città complicata, dove non è mai facile sapere con certezza chi siano i tuoi interlocutori. Sono responsabile e gestore della Marina Arenella, spuntata nelle cronache locali e nazionali recentemente a causa di un’operazione della Direzione Investigativa Antimafia, con arresti e sequestri nel quartiere Arenella di Palermo. In diverse pagine di giornali, cartacei e on line, è stata pubblicata una foto dell’insegna “Marina Arenella”, sotto il titolo riguardante arresti e sequestri.

Il fatto è che io e mio fratello Massimo, con il quale sono in società, nulla abbiamo a che vedere con quei sequestri, se non per il fatto di avere affittato una zona del nostro terreno, ovvero la gestione del bar White, al signor Antonio Rossi, indagato in quanto prestanome di un boss mafioso. La mia famiglia opera nel quartiere Arenella da tre generazioni, e nel 1949 mio nonno acquistò i terreni dove oggi operiamo e dove è nata la Marina Arenella, porto diportistico frequentato e apprezzato. Abbiamo sempre combattuto, contrastato e condannato qualsiasi connivenza con il potere mafioso, vera zavorra nei confronti di un sano sviluppo imprenditoriale siciliano, e per questo motivo ci addolora vedere accostato, seppure per mera contiguità territoriale, il nome della nostra azienda a una così importante inchiesta antimafia, per la quale ci auguriamo pene giuste per i colpevoli. E per questo motivo ci teniamo a rimarcare con forza la nostra distanza e la nostra differenza.

Marco Acierno

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