Mafia, politica e droga: azzerato il mandamento di Bagheria

I carabinieri del comando provinciale stanno eseguendo ventuno provvedimenti cautelari. Colpite anche le famiglie di Villabate, Ficarazzi e Altavilla Milicia. Tra gli indagati anche il sindaco di Alimena, Giuseppe Scrivano. Sequestrato il pub Villa Giuditta

Villa Giuditta

Associazione mafiosa, estorsione, rapine, detenzione illecita di armi da fuoco, scambio elettorale politico mafioso e traffico internazionale di stupefacenti. Con queste accuse i carabinieri del comando Provinciale e del Ros stanno eseguendo provvedimenti cautelari nei confronti di 21 persone (LEGGI I NOMI). L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai pm Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli, ha disarticolato il mandamento mafioso di Bagheria, storica roccaforte di Cosa nostra. Oltre ai capi della cosca sono stati arrestati il reggente e il cassiere del mandamento e i capi delle famiglie mafiose di Villabate, Ficarazzi e Altavilla Milicia. I militari hanno sequestrato anche un patrimonio di 30 milioni: si tratta di beni mobili, immobili e complessi aziendali tra cui locali notturni della movida, agenzie di scommesse, imprese edili e supermercati. Tra questi c'e' anche il pub Villa Giuditta di via San Lorenzo (VEDI L'ELENCO COMPLETO).

IL SINDACO DI ALIMENA - C'è anche un candidato della Lega Nord alle ultime elezioni politiche tra gli indagati. Si tratta del sindaco di Alimena, Giuseppe Scrivano, al quale è stata notificata poco fa un avviso di garanzia per voto di scambio. Dall'indagine, coordinata dalla Dda di Palermo, è emerso che alle ultime elezioni regionali, dell'ottobre scorso, Scrivano, che capolista della Sicilia Orientale per la Lega Nord e numero due in Sicilia Occidentale, avrebbe contattato persone ritenute vicine a Cosa nostra per avere voti. Il tutto, secondo gli inquirenti, in cambio di denaro.

LA “PUNCIUTA” - Le indagini hanno dimostrato come ancora l'organizzazione mafiosa sia strutturata secondo il tradizionale assetto verticistico. Continuano ad essere usati inoltre i vecchi rituali di affiliazione: la “punciuta” e la presentazione dei nuovi affiliati ai mafiosi più anziani. In un'intercettazione ambientale, un uomo d'onore, discutendo con un altro affiliato, paragona le nuove leve a giovani cavalli da trotto, da addestrare - se necessario - anche ricorrendo alle maniere forti: “quando vedi che nella salita fanno le bizze... piglia e colpisci con il frustino.... sulle gambe... che loro il trotto non lo interrompono... purtroppo i cavalli giovani così sono”, dice.

MAFIA CAMALEONTICA - Le indagini hanno inoltre messo in luce una mafia aggressiva e sempre più camaleontica che, se da una parte continua a vedere nell'imposizione del pizzo la manifestazione più visibile della sua autorità sul territorio, dall'altra è consapevole che, complice anche la crisi economica, è più che mai necessario ricorrere ad altre fonti illecite di guadagno, come, ad esempio, la gestione del gioco d'azzardo. Resta forte la capacità del clan di condizionare le dinamiche politico-elettorali locali. E' stato accertato, infatti, un patto tra alcuni mafiosi di Bagheria e un candidato alle scorse elezioni amministrative regionali che aveva ad oggetto la promessa di voti in cambio di danaro.

INTERESSI CANADESI - Dall'inchiesta, infine, condotta con la collaborazione della Royal Canadian Mounted Police, è emersa l'esistenza di un raccordo operativo nel settore degli stupefacenti tra Cosa nostra bagherese e la famiglia mafiosa italo-canadese dei Rizzuto. Documentata, inoltre, la situazione di instabilità interna alle organizzazioni canadesi, degenerata negli ultimi anni in numerosi omicidi.

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