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Il boss Gaetano Scotto al momento del suo arresto

Il boss Gaetano Scotto al momento del suo arresto

Mafia all'Arenella, via al processo per il boss Gaetano Scotto ed altri cinque imputati

In corso l'udienza preliminare per il mafioso accusato anche del duplice omicidio del poliziotto Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, avvenuto nel 1989. Alla sbarra con lui pure i fratelli Pietro e Francesco Paolo. Erano stati arrestati un anno fa con il blitz "White Shark" della Dia

Neppure il santo patrono dell'Arenella, sant'Antonio, poteva passare se non fosse stato presente lui, il boss Gaetano Scotto, e poi la "vara" sarebbe stata sistemata su una barca sulla quale sarebbero saliti proprio Scotto e la fidanzata. Era solo uno dei tanti retroscena dell'operazione della Dia "White Shark" che, a febbraio portò a un nuovo arresto del mafioso assieme ai suoi fratelli, Pietro e Francesco Paolo. Per i tre, nonché per Vito Barbera, Giuseppe Costa (fratello di Rosaria Costa, la vedova dell'agente di scorta di Giovanni Falcone, Vito Schifani) e Paolo Galioto, in queste settimane è iniziata l'udienza preliminare davanti al gup Rosario Di Gioia.

Come hanno ricostruito il procuratore aggiunto Salvatore De Luca e i sostituti Amelia Luise e Giorgia Righi, Gaetano Scotto, appena tornato libero a gennaio del 2016, avrebbe ripreso in mano il comando della famiglia mafiosa dell'Arenella, che durante la sua detenzione sarebbe stato affidato ai fratelli e a Paolo Magrì. Con esiti che al boss non sarebbero affatto piaciuti, anche da un punto di vista economico perché sarebbe stato in parte dilapidato il suo patrimonio.

Dall'inchiesta era emerso che nel quartiere tutti si sarebbero rivolti a Scotto per risolvere anche i problemi più futili. E, come diceva lui stesso alla fidanzata, "tutti sono contenti perché io vengo nel giusto". Per le estorsioni si sarebbe affidato a Galioto, mentre sarebbe stato Barbera ad organizzare summit e a fornire preziose notizie per evitare guai con le forze dell'ordine (è accusato infatti di favoreggiamento aggravato).

Dopo gli arresti era pure venuto fuori che il boss percepiva il reddito di cittadinanza e dalle intercettazioni emergeva che, per restare nell'ombra, Scotto avrebbe anche rifiutato cariche prestigiose all'interno di Cosa nostra: "Mi hanno chiesto di fare il capomandamento - diceva infatti - ma sono pazzi! Io devo ringraziare il Signore di essere uscito, non se ne parla proprio".

La Procura ha velocemente chiuso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio per i sei a dicembre. In queste settimane è poi iniziata l'udienza preliminare. Gli imputati potranno scegliere eventualmente di essere processati con l'abbreviato. Per Scotto è in corso anche un'altra udienza preliminare, quella relativa agli omicidi del poliziotto Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, avvenuto il 5 agosto del 1989. 

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