Giovedì, 18 Luglio 2024
La storia

Come in "Mery per sempre", maestro lombardo chiede trasferimento a Palermo: "Datemi il Malaspina"

Alex Corlazzoli, classe 1975, docente in un istituto comprensivo in provincia di Cremona ha presentato domanda per venire a insegnare nel capoluogo siciliano: "Tra le opzioni ho inserito carceri e ospedali, sono stanco del grigiore padano"

Sei mesi di volontariato a Monreale, quando aveva 18 anni, che definisce "il periodo più bello della mia vita", poi tantissimi viaggi in Sicilia, un eterno richiamo e oggi la decisione che può cambiare definitivamente la sua esistenza. Alex Corlazzoli, maestro cremasco, classe 1975, con un incarico all'istituto comprensivo Falcone e Borsellino di Offanengo (Cremona), in piena Pianura Padana, ha appena inviato domanda di trasferimento al ministero dell'Istruzione: "Voglio venire a vivere a Palermo e tra le priorità ho inserito carceri e ospedali. Il mio sogno è insegnare al Malaspina".

Proprio come il professor Marco Terzi, interpretato da Michele Placido, che nel film cult di Marco Risi del 1989, è alle prese con Natale, King Kong, Carmelo, Mario detto Mery e con tutti quelli che nella pellicola successiva diventeranno i "Ragazzi fuori". Ma Corlazzoli premette subito che seppur sia un docente, se la sua istanza dovesse essere accettata, verrà nell'Isola "non con l'atteggiamento di uno che ha qualcosa da insegnare, ma con la consapevolezza di chi ha imparato tanto e che ha ancora tanto da apprendere dai palermitani".

L'amore è sbocciato, quando appena maggiorenne, Corlazzoli, allora giovane leghista, prestò la sua opera all'associazione "Il quartiere", guidata allora da Sarina Ingrassia, alla Bavera, rione che si trova nella parte alta di Monreale. "E' stata un'esperienza che mi ha segnato per sempre sia per il rapporto instaurato coi ragazzi di strada, sia per i legami stretti con gli altri volontari, alcuni dei quali sono diventati amici per la vita". Tra questi ci sono Giuseppe Rosano e la moglie Gina Campanella, che ha preso le redini dell'associazione "Il quartiere".

E così, il cremasco Corlazzoli, dopo la folgorazione Palermo, strappò la tessera del Carroccio. E da allora in poi è stato un continuo andirivieni dalla Lombardia alla Sicilia. "Vengo ogni 19 luglio per ricordare Paolo, sì lo chiamo così, perché ho conosciuto Rita Borsellino e attraverso i suoi racconti mi ha fatto sentire vicina la figura del fratello. E l'ultima volta sono venuto nello scorso gennaio per partecipare ai funerali di Biagio Conte, che incrociai per la prima volta nel 1995 e che mi colpì per la sua storia".

Tant'è che il maestro lombardo, puntualmente, ha portato in gita i suoi ragazzi a Palermo, con tappe non solo tra mare e monumenti, ma anche nei luoghi simbolo della storia contemporanea della città, con puntate appunto anche in via D'Amelio e alla Missione di via Decollati retta fino a pochi mesi fa da fratel Biagio.

Alex Corlazzoli durante una manifestazione antimafia davanti all'aula bunker dell'Ucciardone

A maggio, Corlazzoli saprà se a Palermo troverà una cattedra e, di conseguenza, una casa in pianta stabile. "Sono ben consapevole che chiedere il trasferimento in Sicilia - spiega - è un terno al lotto, ma è un desiderio che coltivo da anni. Non vengo a fare il salvatore della patria, anzi il mio è un atto puramente egoistico. Non sto più bene in Lombardia, non sopporto più il grigio della Pianura Padana e il grigiore dei padani, sono come dite voi 'annigghiati' e non vedono più nulla. E' vero, magari al Sud c'è più povertà economica, ma che dire della povertà culturale del Nord. L'incivilità? E' più incivile posteggiare in doppia fila o avere poco senso di generosità, di cura e di attenzione per gli altri?".

Insomma, l'insegnante cremasco è convinto di aver individuato nel capoluogo siciliano il suo approdo naturale. "L'unica cosa che mi spaventa di Palermo è la filosofia del 'lassa ire'. E non mi riferisco, che so, alle auto in doppia fila, quella penso sia una sorta di autoregolamentazione. La non regola di Palermo, in alcuni casi, è una regola di convivenza civile. Quello che invece mi fa paura è il lasciar perdere davanti al potere, davanti a un esame diagnostico che non arriva, davanti a un topo in ospedale. Ecco, credo che in questi casi i palermitani debbano essere meno rassegnati e se verrò qui lo faro con questa consapevolezza: quella di alzare sempre la testa, denunciare le vere malefatte, pagare, se c'è da pagare per le mie denunce e non rassegnarmi. Mai".

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