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Il padre vuole vaccinare il figlio dodicenne, ma la madre è no vax: la contesa finisce in tribunale

I genitori sono separati ed hanno l'affido condiviso del bambino, affetto da un lieve disturbo dello spettro autistico: senza super green pass non può partecipare alle attività con i compagni e non può più fare teatro. "Cose fondamentali per la sua crescita". L'uomo ha chiesto al giudice l'autorizzazione, ma la moglie si oppone perché per lei non sarebbe sicuro

La vaccinazione anti Covid per un bambino di appena 12 anni finisce in tribunale perché i suoi genitori sono separati ed hanno pure posizioni diverse proprio sul vaccino: la madre è dichiaratamente no vax e si oppone, mentre il padre è convinto di dover tutelare la salute di suo figlio ed ha quindi deciso di rivolgersi al giudice civile per essere autorizzato a far vaccinare il bimbo. Il dodicenne, peraltro, è affetto da un lieve disturbo dello spettro autistico ed ha quindi bisogno di svolgere attività che lo spingano a socializzare: finora è andato avanti con i tamponi, ma ora occorre il super green pass e ha dovuto quindi dire addio agli incontri con i compagni e anche al teatro.

Ed è proprio questa esigenza di garantire al bambino il percorso che lo aiuta a mitigare la patologia di cui è affetto che ha spinto l'uomo a sottoporre la questione a un giudice. Attraverso il suo legale, l'avvocato Gino Rausa, ha anche depositato la cerificazione che dimostra che per il figlio la vaccinazione non avrebbe alcuna controindicazione. L'ex moglie, però, si è costituita in giudizio e continua a rifiutare l'ipotesi di vaccinare il dodicenne, sostenendo che non vi sarebbero elementi sufficienti per stabilire che il vaccino sia sicuro e privo di effetti collaterali, tanto che finora anche lei si è rifiutata di farlo. 

I genitori, che hanno l'affido condiviso del bambino, sono due ultraquarantenni e lavorano entrambi in ambito sanitario. Sono separati da qualche anno e con l'apertura della vaccinazione ai piccoli tra i 5 e gli 11 anni, il conflitto rischia di riguardare anche un'altra bambina di 8 anni che hanno avuto insieme.

Il giudice dovrebbe pronunciarsi a gennaio. Intanto, però, il dodicenne è costretto a non partecipare ad attività che sono fondamentali per il suo percorso di crescita e, come evidenzia l'avvocato Rausa, nella diatriba famigliare si rischia proprio di non tutelare correttamente proprio il soggetto più debole, cioè il minorenne.


 

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