La loggia segreta di Castelvetrano, lo sfogo che incastra Cascio: "Quello mi dice il discorso"

L'ex presidente dell'Ars avrebbe fatto sapere a Giovanni Lo Sciuto che era indagato e probabilmente intercettato. Ai domiciliari anche due medici palermitani dell'Inps di Trapani: avrebbero falsificato dei documenti per alcune pensioni d'invalidità. I retroscena dell'operazione Artemisia

Lo Sciuto che sale sull'auto di servizio con il suo collaboratore

L’ex presidente dell’Ars avrebbe assunto il ruolo di talpa avvisando l’onorevole Giovanni Lo Sciuto (56 anni), arrestato oggi dai carabinieri poiché considerato a capo di una loggia segreta capace di condizionare la vita politica e amministrativa (e non solo), che era intercettato e indagato. Francesco Cascio, finito oggi ai domiciliari con l’operazione Artemisia, è accusato di favoreggiamento. Ci sarebbe lui, secondo quanto ricostruito dai carabinieri e dalla Procura di Trapani, dietro la fuga di notizie che ha messo in allarme Lo Sciuto, intercettato in auto mentre si sfoga con un suo collaboratore: “Quello mi viene a dire il discorso dopo due mesi e mezzo”.

Per ricostruire chi avesse riferito una notizia d’ufficio che doveva rimanere segreta bisogna percorrere a ritroso il flusso delle informazioni. Secondo gli inquirenti, come ricostruito nell’ordinanza firmata dal gip Emanuele Cersosimo, sarebbe stato Giovannantonio Macchiarola - indagato per rivelazione di segreto d’ufficio - a svelare questa vicenda a Cascio. E lo avrebbe fatto “abusando della sua qualità di capo della segreteria particolare del ministro dell'Interno e del vicepresidente del Consiglio dei Ministri”, riferendo all’ex presidente dell’Ars che Lo Sciuto fosse iscritto nel registro degli indagati.

Quando il pentito disse: "Indagate su quella loggia..."

“Ma a lui gliel’ha detto Angelino?” chiedeva a Lo Sciuto il suo collaboratore. “No, gliel’ha detto quello, Giovannantonio”. La conferma dei sospetti degli investigatori è arrivata grazie ad altre intercettazioni. Era il 15 settembre e l’onorevole di Castelvetrano stava raggiungendo Palazzo dei Normanni, dove poi sarebbe rimasto dalle 12.51 alle 16.50. “Ehi, Ciccio, ma tu sei nella tua stanza?”, chiedeva alle 14,16 Lo Sciuto parlando al telefono (intercettato) proprio con Cascio. “No, sono davanti la mia stanza”. “Aspetta un attimo che sto venendo”. Di questa conversazione non vi è traccia, ma le cimici hanno raccolto il successivo sfogo in auto dell’ex onorevole di Castelvetrano.

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“I carabinieri hanno avuto il telefono sotto controllo quei venti giorni all’inizio… sarà venti giorni e poi l’hanno tolto…”, diceva Lo Sciuto che una volta arrivato a casa si sarebbe confidato con la moglie: “Questa situazione di oggi mi ha scombussolato…”. Per gli inquirenti non ci sarebbero dubbi: il 56enne avrebbe appreso la notizia durante la sua permanenza all’interno degli uffici dell’Ars. Cinque giorni dopo, ricostruisce la Procura, Lo Sciuto è tornato a parlare con il suo collaboratore al quale ha confessato il suo stato d’animo e le sue preoccupazioni: “Sono stato un po’ scoglionato per questa situazione… che mi hanno detto”. Poi continua: “Quello mi viene a dire il discorso dopo due mesi e mezzo… minchia… dice che lo sapeva, gli avrei detto: pezzo di minchia perché non me lo dicevi?”.

Tutti i nomi delle persone coinvolte

Che Lo Sciuto e Cascio si conoscessero non è un mistero. I due si confrontavano anche sui meccanismi interni alla Regione. "Sai quanti incarichi ci sono alla Regione? Me lo ha detto ieri Ciccio Cascio: 330 incarichi! La Regione - diceva Lo Sciuto a Giuseppe Berlino, ex consigliere comunale di Castelvetrano arrestato lui oggi - nomina 330 incarichi ... 220 revisori dei conti e 150 consigli di amministrazione: 370! Mi ha detto ‘Giovanni, se la prossima volta vinciamo... Io perché ho preso tutti questi voti? Perché li gestivo io. La prossima volta tu ti gestisci 30 nomine". Ecco perché prendeva chi 15.000 chi 20.000... in base alla potenza delle cose che gestivano!”.

Carte false per attestare l’invalidità

Tra gli arrestati dell'operazione Artemisia ci sono anche due medici palermitani in servizio all'Inps di Trapani: si tratta di Alessio Cammisa (43 anni) e Antonio Di Giorgio (42). Per loro, accusati di truffa con l'aggravante di aver abusato dei loro poteri violando i doveri inerenti alla funzione pubblica, il giudice ha disposto gli arresti domiciliari. I due, secondo quanto contestato dalla Procura di Trapani, avrebbero fatto di tutto (senza riuscirci, ndr) per concedere lo status di invalido (con una percentuale del 46%) a una persona “a fronte dell’assenza di qualsiasi patologia rilevante, nella piena consapevolezza della falsità dei certificati medici”, traendo in inganno l’Inps affinché erogasse un sussidio. Coscienti, come emergerebbe dalle intercettazioni riportate nell'ordinanza di custodia cautelare, di ciò che stavano facendo. “Mettici... però dico…mettici il meno possibile! Non ce li devi mettere tutti (le diagnosi riportate sui certificati medici falsi, ndr)...Mettine due-tre, gli altri levali…leviamoli. No dico, non glieli scriviamo tutti!”. “Spirometria…”. “Minchia, tutti falsi?”. “Si, si!”. “Sono fatti tutti falsi!”.

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