Violenta lite in casa allo Sperone, arriva la polizia: ma dal lockdown denunce in calo

Mentre un uomo, un cinquantenne, devastava l'abitazione, la moglie è riuscita a lanciare l'allarme. Alla base una divergenza di vedute sulle spese da fare con la carta del reddito di cittadinanza. Procuratore Picozzi: "Dall'8 marzo -60% sulle segnalazioni ma gli episodi non sono diminuiti"

La polizia allo Sperone (foto archivio)

E’ bastato trovarsi in disaccordo sull’utilizzo della carta del reddito di cittadinanza per scatenare una violenta lite, l’ennesima, sotto gli occhi della figlia minorenne. La polizia è intervenuta ieri pomeriggio allo Sperone su richiesta di una donna, terrorizzata dalla reazione del coniuge e preoccupata per se stessa e per la ragazzina. L’uomo, 50 anni, è stato allontanato con urgenza da casa e gli è stato imposto il divieto di avvicinamento sino a nuove disposizione da parte dell’autorità giudiziaria.

L’episodio di ieri è solo l’ultimo di una lunga serie. Complice probabilmente la convivenza forzata, 24 ore su 24, dovuta all’emergenza sanitaria del Coronavirus. Secondo una prima ricostruzione la discussione sarebbe esplosa per una divergenza di vedute sulla gestione di alcune spese domestiche. A quel punto l’uomo, tra urla e offese sentite anche dai vicini, avrebbe dato in escandescenze iniziando a devastare casa, lanciando oggetti e tirando calci a porte e sedie.

Approfittando di un attimo di distrazione dell’uomo, la moglie avrebbe deciso di mettere fine a quel clima di paura chiedendo l’intervento della polizia al numero unico d’emergenza 112. Qualche minuto dopo gli agenti delle volanti dell'Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, del commissariato Brancaccio e del commissariato Oreto-stazione sono intervenuti nella loro abitazione per riportare la calma e cercare di ricostruire l’accaduto. Per la donna e la figlia non è stato necessario ricorrere neanche alle cure del 118 mentre il cinquantenne, al termine degli accertamenti, è stato invitato ad abbandonare l'abitazione.

Stralking e reati sessuali contenuti dal virus

I blocchi e i divieti di questi giorni saranno forse efficaci per tentare di contenere la diffusione del Covid-19, ma non sembrano invece avere alcun effetto su un altro virus, prettamente sociale, ovvero quello della violenza sulle donne. A fare il punto della situazione è il procuratore aggiunto Annamaria Picozzi (foto allegata) - che coordina il pool "fasce deboli" della Procura di Palermo - recentemente chiamata a collaborare con un gruppo di esperti istituito dal Consiglio superiore della magistratura.

Picozzi: "Dal lockdown denunce in calo del 60%"

"Stiamo studiando - spiega il procuratore Picozzi a PalermoToday - l’applicazione delle linee guida nei vari uffici giudiziari in relazione alla gestione dei fascicoli e alle problematiche connesse con la violenza di genere o la violenza su minori nel periodo della pandemia. Abbiamo fatto un sondaggio a livello nazionale e i dati sono preoccupanti. Dal lockdown a oggi c’è stata una riduzione del 60% e Palermo ha seguito lo stesso trend. Anche se negli ultimi giorni c’è stato nuovamente un piccolo incremento".

Anna Maria Picozzi-2Il dato in calo non deve però far pensare che la situazione sia in miglioramento. Tutt'altro. "Probabilmente - spiega ancora il procuratore aggiunto - il calo è dovuto alla impossibilità di denunciare, ma vanno distinti i casi di stalking o i reati a sfondo sessuale dai maltrattamenti domestici. Mentre i primi sono stati limitati oggettivamente dalle misure di contenimento, nel secondo caso la riduzione è solo apparente. Spesso la donna vittima di violenza non può uscire per denunciare, non ha accesso al telefono e quando il marito va a fare la spesa magari viene privata dello smartphone. Questa tipologia di uomini tende a isolare le donne".

Numeri utili, app e centri antiviolenza

Ma gli strumenti per invocare aiuto sono tanti. Ci si può rivolgere al 1522 (anche in versione applicazione mobile), il numero antiviolenza istituito dalla Presidenza del consiglio dei ministri, e al 112, ma ci sono poi le app “YouPol” e “iCarabinieri”. I militari negli ultimi mesi hanno istituito la Racc, la Rete antiviolenza dei carabinieri che viene coinvolta immediatamente dopo le prime segnalazioni. Per ultimo, ma non per importanza, a Palermo c’è anche il centro antiviolenza "Le onde onlus" che dallo scorso 27 aprile fornisce una copertura di 30 ore settimanali.

"Sino alla riapertura della sede - fanno sapere dall’associazione - l’accoglienza, esclusi i giorni festivi, avrà i seguenti giorni ed orari e i seguenti cellulari di servizio: lunedì, martedì e venerdì mattina dalle ore 9 alle ore 14, chiamando il numero 329.2795556; martedì, mercoledì e giovedì pomeriggio dalle 14.30 alle 19.30, chiamando il numero 3487092075".

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