Cronaca

Corsie preferenziali nelle liste d'attesa, dopo il blitz del Nas il Civico cambia le regole

La delibera è stata firmata nello stesso giorno in cui sono scattate le manette ai polsi del primario di Neurochirurgia. Gli specialisti compileranno delle schede, stabiliranno una priorità e poi la palla passerà all'accettazione medica. I sindacati: "Già in passato rilevate l'inefficienza dell'attività amministrativa e l'assenza di controlli"

Tornano le liste d’attesa centralizzate al Civico. Dopo l’operazione dei carabinieri del Nas di pochi giorni fa che ha portato all’arresto di Natale Francaviglia, direttore dell'unità di Neurochirurgia, di due infermieri e di un agente di commercio, la direzione è corsa ai ripari pubblicando una delibera che introduce a partire da marzo una “nuova” procedura per i ricoveri programmati. Anche se la direzione garantisce che l'atto, firmato il giorno stesso del blitz, era in cantiere da mesi. Adesso a gestire gli elenchi sarà l’accettazione medica al quale arriveranno i moduli dai singoli reparti. Dopo la tappa al Centro unico di prenotazione e la visita ambulatoriale ogni medico infatti compilerà alcuni documenti inserendo dei criteri di priorità e attribuirà al paziente un codice che gli consentirà, una volta ricevuta la telefonata dall’ospedale, di usufruire delle prestazioni sanitarie con tempi diversi: A (30 giorni), B (60 giorni), C (180 giorni), D (12 mesi).

L'assessore Razza: "Rigore e pugno duro"

L’inchiesta condotta dal Nas con il coordinamento della Procura si è focalizzata su due profili di presunta mala gestio all’interno del Civico. Una prima tranche ha riguardato i ricoveri nel reparto guidato da Francaviglia e l’inserimento nell’agenda ospedaliera di pazienti visitati privatamente. La seconda invece ha fatto emergere un meccanismo che avrebbe portato l’azienda a spendere più di quanto necessario per rimpiazzare dal “conto deposito” le protesi di volta in volta utilizzate in sala operatoria. Secondo quanto ricostruito dai militari - tra documenti e intercettazioni - grazie alla compiacenza di alcuni infermieri e su pressione degli agenti di commercio sarebbe bastato modificare qualche numero sulle schede per far ottonere rimborsi gonfiati per somme non dovute. Una vite in metallo pregiato, pre rendere l'idea, costava 100 euro, una fresa 309 euro e due placche circa 170.

Quando l’inchiesta era ormai diventata storia nota fra i corridoi del Civico, dove nel 2016 è stato eseguito anche un blitz della guardia di finanza per alcuni presunti illeciti sulla gestione delle degenze, i carabinieri hanno ascoltato l’ex direttrice sanitaria per chiarire cosa era previsto dai regolamenti interni sui ricoveri in elezione. Nell’ordinanza cha ha disposto in attesa del processo i domiciliari per il primario vengono passati al setaccio alcuni numeri estrapolati dalle agende o da appunti riconducibili proprio allo specialista. Nell’anno 2016 c’erano 387 persone in lista d’attesa per la Neurochirurgia. “Di questi - scrive il gip Maria Cristina Sala - 180 risultavano essere stati visitati privatamente da Francaviglia. Questi non risultavano essere transitati dal Centro unico di prenotazione per la visita ambulatoriale né risultava avessero pagato il ticket”. Per la Procura tutto ciò sarebbe avvenuto grazie alla “falsa attestazione dell’intervenuta visita presso la struttura ospedaliera” garantita dalla disponibilità di alcuni medici.

Significativa un’intercettazione captata dalle microspie del Nas installate in una stanza dove il dottore Francaviglia stava ricevendo i figli di una donna da operare. “Ufficialmente la dobbiamo mettere in lista d’attesa, per evitare che passi dal pronto soccorso”. In un’altra conversazione un medico si confronta con il primario per chiedere delucidazioni: “Si deve mettere regime ordinario, la classe di priorità, poi le mi deve dire quale sarà”. “A, tutti A”, risponde Francaviglia. Sempre il primario, pur essendo a conoscenza così come altri indagati che qualcuno poteva ascoltare (“lasciamo stare i telefoni”, diceva uno di loro), chiede chiarimenti all’ufficio informatico dell’Arnas Civico “pur consapevole - sottolinea il giudice - che si trattava di attività svolta in regime extramoenia e, di conseguenza, del fatto che non avrebbe potuto inserire i suoi pazienti in queste liste d’attesa”. E non convinto, al di là degli aspetti tecnico-informatici, avrebbe scritto pure all’ufficio legale da cui gli avrebbero risposto che “nell’agenda ‘prenotazione ricoveri’ non potevano essere inseriti pazienti sottoposti a visita presso studi privati”.

Per i sindacati Anaao Assomed, Cimo, Uil e Ussmo il caso Francaviglia è solo la punta dell’iceberg: "Laddove arrivano per prima magistratura e forze dell’ordine - scrivono - si certifica in realtà il fallimento dell’azione amministrativa. Già nel recente passato, nel corso della gestione Migliore–Murè, i sindacati avevano rilevato gravi inefficienze nell’attività amministrativa ed in particolare l’assenza di controlli, anche i più elementari. Alle preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali, soprattutto sulla decentralizzazione delle liste di attesa e sui possibili comportamenti opportunistici si opponeva, da parte della direzione aziendale, un silenzio gravido di significato. Evidentemente si perseguivano interessi diversi, non legati alla mission aziendale né alle necessità assistenziali della cittadinanza. Interessi che mortificano i tanti cittadini in attesa sulle barelle dei pronto soccorso o che tentano l’accesso alle cure attraverso il centro unico di prenotazione senza raccomandazioni”.

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