Corruzione, le paure di Arcuri su Li Castri: "Questo imbroglione diventerà ricco alla Mobilità"

L'ex vicesindaco si fidava quasi ciecamente del "suo" uomo. Ma allo stesso tempo, conoscendo forse la sua indole, parlando con una dirigente si diceva preoccupato: "Se ne va a rubare pure lì perlomeno ruba sotto il mio controllo, ovviamente sto scherzando"

L'ex vicesindaco e assessore Emilio Arcuri

L'ex vicesindaco di Palermo e assessore alla Riqualificazione urbanistica, Emilio Arcuri, si fidava ciecamente di Mario Li Castri, il funzionario comunale (ex dirigente ad interim voluto da Orlando) da ieri ai domiciliari insieme ad altre sei persone nell'ambito dell'inchiesta della guardia di finanza e dei carabinieri che ha ipotizzato l'esistenza di un comitato d'affari composto da imprenditore, professionisti e burocrati. Conversando al telefono Arcuri, fedelissimo del sindaco di Palermo, spiegava di aver avuto delle remore nel firmare gli atti inerenti le proposte dei piani costruttivi al centro dell'indagine. A convincerlo, ricostruisce l'Adnkronos, era stato proprio Li Castri, "giustificando l'atto amministrativo con il risparmio di cubatura e la riqualificazione delle aree de quibus", scrive il gip di Palermo nell'ordinanza.

La conferenza stampa di Orlando | VIDEO

Con il suo interlocutore, un altro uomo dello staff del sindaco Orlando, Arcuri parlava del blitz della guardia di finanza al Polo tecnico di via Ausonia e del conseguente sequestro di alcuni documenti. "... non riesco a capire che cosa, perché sequestrano e cosa hanno fatto? Sono atti che ho firmato pure io... col mal di pancia, per capirci, perché io non... questa realizzazione di cubatura... ti dico di più: siccome io avevo il dubbio... che noi potessimo realizzare più cubatura di quanto... il sindaco dice... zero consumo di suolo... E io mi sono attenuto a questo principio. Dopodiché allora c'era Mario Li Castri, capo area e gli ho detto: 'Mario, per favore, guarda questi progetti perché... e mi ha detto: guarda, Emilio, non... non c'è consumo di suolo in più, perché qua ci sono adesso centomila metri cubi, dico per dire, e in realtà i progetti che hanno presentato ne prevedono ciascuno, invece che centomila, ottantacinquemila... Quindi, in termini complessivi c'è un risparmio di quindicimila metri cubi. Dico, va bene".

Arcuri però non capiva quale potesse essere il problema. "Che cosa è? Il problema che è? Che uno non deve fare un cazzo! La verità è questa...eee, sai... da un lato c'è il privato che ti fa la diffida, dall'altro questo, appena uno si muove... minchia, ti puntano! Corruzione, cose, io non so i fatti e non li voglio sapere... ma i fatti schietti sono questi. E ho chiamato Mario e Mario mi disse 'Emilio, io non so sereno, sono più che sereno! Non è ...Corruzione, cose, io faccio ai problemi, posso fare la radiografia, dal primo all'ultimo minuto. Quindi, non ho nessun problema". E se da un lato Arcuri (designato assessore per il prossimo rimpasto di Giunta ma prima del suo passo indietro) si fidava dell’architetto Li Castri, dall’altro con le sue parole mostrava tutte le sue preoccupazioni.

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Per lui quel funzionario pubblico (o dirigente che dir si voglia) aveva un’indole che lo allarmava. A luglio del 2018, come emerge dall’ordinanza di arresto, viene notificata la terza proroga di indagini nell'ambito di un procedimento penale per corruzione nei confronti, tra gli altri, di Li Castri. Un procedimento che di fatto innesca, in base alla legge anticorruzione, il trasferimento in un altro ufficio del funzionario comunale. Il 29 agosto del 2018 l'assessore Arcuri, in una conversazione telefonica con un'altra dirigente del Comune, spiega di non voler nessun dipendente nella sua segreteria.

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"Io non voglio, non voglio nessuno più in segreteria, abbiamo stabilito che devono essere fatti fuori tutti? Benissimo, tutti fuori". E davanti alla sua interlocutrice che chiedeva lumi su cosa fare, Arcuri rispondeva: “Ma guardi, guardi che Mario Li Castri alla Mobilità si può fare ricco quindi state attenti dove lo mandate, questo imbroglione diventerà ricco alla mobi, dove lo mandate lo mandate. Delinquerà dappertutto dottoressa" "Nella parte finale del dialogo - annota il gip - l'assessore chiariva alla dirigente il tono ironico delle sue parole: "... non voglio nessuno di questi, mi fa vedere, Mario non c'ha motivo perché tanto se ne va a rubare pure alla Mobilità perlomeno ruba sotto il mio controllo, ovviamente sto scherzando, questo è evidente, perché secondo lei il tram non è mobilità".

L’architetto e funzionario comunale ha mostrato “un inusitato potere decisionale in relazione all'intera organizzazione comunale”, scrive il gip di Palermo sottolineandone "la strettissima contiguità che, nonostante le recenti vicende giudiziarie che lo hanno riguardato", continuava a legarlo all’ex vicesindaco e assessore Arcuri, uno dei fedelissimi del primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando. Una contiguità, scrive il gip, che si è tradotta ad esempio in vere e proprie “richieste di suggerimenti/nulla-osta” che Arcuri ha avanzato a Li Castri sulle modalità con cui ruotare gli incarichi dirigenziali all'interno dell'Area tecnica comunale.

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"Gli accertamenti svolti hanno ampiamente dimostrato come per gli odierni indagati la corruzione altro non sia che un vero e proprio habitus mentale che ne connota l'agire quotidiano. In tal senso, i pubblici ufficiali coinvolti nella presente indagine hanno palesato in modo inequivoco la propria infedeltà agli apparati pubblici in cui si trovano incardinati, interpretando i rispettivi munera quali appetibili beni da mettere sul mercato onde conseguire continui vantaggi indebiti". E' un passaggio dell'ordinanza con cui il gip ha disposto gli arresti domiciliari per due consiglieri comunali e altrettanti funzionari del Comune. Per tutti l'accusa, a vario titolo, è di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, corruzione per l'esercizio della funzione e falso ideologico in atto pubblico.

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