Domenica, 13 Giugno 2021
Lavoro in call center
Cronaca

Ferina: "Corsi e ricorsi storici. L’amarezza, e stupirmi ancora"

Dopo le proteste del popolo dei call center la segretaria nazionale di Cisal Comunicazione pubblica una lettera: "Gioventù costretta a urlare senza eco un diritto a progettarsi la vita di fronte a chi la vita per interessi individuali e di potere"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Il tepore di un autunno quasi estivo che regala ancora il piacere di stare all’aperto, il rumore soffuso dei locali ancora affollati dalla gente che siede ai tavolini dei bar che guardano piazza Politeama Teatro Massimo, il Giardino Inglese e le meraviglie che Palermo regala a chi si si aggira per le sue vie lasciano senza fiato, la città meravigliosa dentro tutte le sue contraddizioni mi porta a stupirmi e meravigliarmi sempre dentro i suoi suoni, i suoi colori, di colpo esplode improvvisa come a stridere violentemente con la sua bellezza disarmante una povertà invadente, che ti assale gli occhi ad ogni angolo in cui ho portato il mio sguardo. Così improvvisamente ti trovi dentro il mondo reale che vede un popolo di sopravvissuti allo scempio politico degli ultimi anni, ti imbatti in un continuo elemosinare che turba la coscienza di chi ha come me un retaggio educativo della grande dignità di un padre che arriva proprio dalla grande migrazione verso il nord.

Corsi e ricorsi storici, il treno del sole che oggi ha i rumori di un call center che ripone le speranze verso altri alla ricerca del diritto di esistere dignitosamente. Mi imbatto in una gioventù costretta a urlare senza eco un diritto a progettarsi la vita di fronte a chi la vita per interessi individuali, di potere e di egoismo gliela vuole tenere incastrata dentro un salario da 350 euro al mese, di chi la loro vita vuole trattenerla dentro il ricatto di una lista d’attesa dove i corsi e ricorsi storici portano la memoria alla scarpa data prima del voto e quella consegnata dopo lo scrutinio e la verifica che questo sia arrivato.

L’amarezza di guardare la bolla dove tutto resta dentro come ovattato incapace di trovare via d’uscita dove l’eco di chi ha creduto fino a morire che questa città che questa terra potesse cambiare soffochi nella morsa dei peggiori corsi e ricorsi storici. Ho visto occhi che sperano, che urlano, facce pulite con la coscienza ancora incontaminata da quel gioco sporco che spesso la politica impone, li ho visti crederci, soffrire, sperare di poter portare voce, ossigeno la dove da anni assistono attoniti ai giochi di potere che un giorno dopo l’altro impedisce loro di esistere liberi.

Ho sentito voci leggere di giovani donne, uomini emergere, uscire senza il compromesso in un piccolo risultato che è il futuro di tutte quelle voci urlate che sono sembrate mute ai molti, li ho visti sperare. Ho immaginato lo sguardo di Falcone, Borsellino e tutti quelli che hanno amato sofferto e sono morti per questa terra ,che hanno respirato l’autunno tiepido e meraviglioso della città di Palermo posarsi sulla loro coscienza e mi sono sentita fiera di essere siciliana perché oggi so che abbiamo portato un po’ di voce a chi la voce non l’ha mai avuta .

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