Emergenza sanitaria Covid-19, la Fials: "Lettera aperta alle istituzioni"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

L'emergenza sanitaria Covid-19 si è abbattuta ormai da oltre due mesi e con forza inimmaginabile su ogni ambito della vita sociale ed economica del Paese incluso il comparto dello spettacolo dal vivo in tutte le sue più varie declinazioni. Conseguentemente tutte le attività teatrali sono state sospese e probabilmente, per quanto riguarda la possibilità del pubblico di poter accedere agli spettacoli, non potranno essere riprese prima della fine di quest’anno se non addirittura agli inizi del prossimo. Tuttavia il Teatro non cessa di essere un patrimonio culturale della collettività, da preservare, e tutti coloro che dentro vi operano hanno incessantemente cercato di affrontare questo difficile periodo con propositività, cercando di suggerire alle direzioni forme inedite e nuovi strumenti per raggiungere il pubblico ed esprimere la propria vicinanza. I dipendenti della Fondazione Teatro Massimo di Palermo esprimono a tal proposito la loro ferma e assoluta contrarietà rispetto all’inconcepibile protrarsi a tempo indeterminato del blocco della produzione musicale in atto su tutto il territorio nazionale, nella convinzione che sia possibile, necessario e urgente intraprendere percorsi alternativi di produzione in grado di conciliare la tutela della salute con il diritto della società di poter usufruire liberamente di ogni forma di espressione culturale e con la salvaguardia dell’intero settore dello spettacolo dal vivo nelle sue molteplici specificità.

Nel rispetto delle norme di legge che hanno sospeso l’attività degli spettacoli teatrali e di quelle contenute nell’ultimo DCPM dello scorso 26 aprile, che invece consentono “attività di registrazioni musicali e sonore”, i lavoratori del Teatro Massimo chiedono sia data loro la possibilità di riprendere il loro lavoro, nell’assoluto rispetto delle norme di sicurezza, finalizzandolo alla realizzazione di programmi da trasmettere in Tv, in Streaming e, ove possibile, in forme alternative dal vivo e quindi di intraprendere da subito la sperimentazione di ogni nuova tecnologia esistente per progettare nuove forme di produzione culturale e nuove modalità di proporre al pubblico la cultura musicale. Analogamente ai lavoratori del Teatro Carlo Felice di Genova, che hanno voluto celebrare il 25 aprile con un concerto in streaming esprimendo con forza la loro determinazione nel voler reagire, di resistere e di esserci, i lavoratori della Fondazione Teatro Massimo esprimono a loro volta la loro volontà di esserci perché ritengono doveroso che i valori veicolati dalla cultura, dall'arte e dalla musica siano posti al servizio dello sforzo collettivo del Paese, come tante volte è accaduto nei momenti di sofferenza e di incertezza della nostra storia. Ritengono possibile e doveroso sviluppare una progettualità innovativa ed efficace, compatibile con le attuali restrizioni, capace di affrontare questo tempo di crisi e di innescare un nuovo rilancio quando arriverà il momento di ripartire.

Ritengono altresì intollerabile che l’intero settore lirico sinfonico venga silenziato senza alcun piano alternativo e di fatto condannato all’inattività e all'irrilevanza da parte di chi invece dovrebbe tutelarlo e valorizzarlo. I lavoratori della Fondazione Teatro Massimo si appellano quindi alle Istituzioni affinché promuovano e sollecitino un deciso cambio di rotta e una forte assunzione di responsabilità nei confronti di un settore fondamentale del nostro patrimonio culturale, delle sue migliaia di lavoratori, dell'indotto che ruota intorno ad esso, della sua imprescindibile valenza sociale e comunitaria.

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