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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

"Mio padre mi violentò a 15 anni perché ero lesbica", ma si è inventata tutto: assolti i genitori

Il gup di Termini Imerese ha del tutto scagionato una coppia che finì pure in carcere nel 2016, quando la figlia raccontò di essere stata maltrattata e abusata per la sua omosessualità. La difesa: "Tutte falsità, ha agito per interessi economici: voleva appropriarsi del patrimonio di famiglia"

Avrebbe inventato tutto, le botte, le umiliazioni e persino lo stupro da parte del padre che - a suo dire - avrebbe voluto reprimere e punire la sua omosessualità. Bugie che avevano fatto finire i genitori in carcere e che avrebbe raccontato soltanto per interessi economici: appropriarsi dell'attività commerciale e dei soldi della famiglia. Il padre e la madre della giovane - che aveva denunciato di aver subito le violenze nel 2011, quando aveva appena 15 anni - sono stati infatti assolti "perché il fatto non sussiste" dal gup di Termini Imerese, che li ha processati con il rito abbreviato.

Il giudice Claudio Emanuele Bencivinni ha infatti accolto le tesi dell'avvocato Giuseppe Mancuso Marcello (nella foto), che assiste la coppia. La Procura aveva invece chiesto una condanna a 8 anni per il padre, S. F., e a 2 per la madre, M. A.. Le accuse erano di maltrattamenti e stalking, ma l'uomo rispondeva anche di violenza sessuale su minore. Accuse oggi spazzate via dalle assoluzioni con formula piena.

avvocato Giuseppe Mancuso Marcello-2"Meglio morta che lesbica", questa la frase che la presunta vittima si sarebbe sentita urlare addosso dalla madre, prima di essere chiusa in camera, dove poi il padre l'avrebbe violentata, il tutto perché avrebbero scoperto la sua omosessualità, attraverso alcuni messaggi trovati sul suo cellulare. Una storia agghiacciante, ma che - come è stato sancito in primo grado - sarebbe del tutto falsa. 

La giovane aveva denunciato i fatti nel 2016, quando ormai era diventata maggiorenne: "Vennero a prendermi a scuola e mentre eravamo in macchina mi davano botte dappertutto". Una volta rientrati nella loro abitazione, il padre si sarebbe spogliato e avrebbe detto alla figlia: "Queste cose devi guardare, non le donne". Fatti che, come ha stabilito il giudice, non avrebbero trovato alcun riscontro.

La difesa dei genitori ha smontato punto per punto le accuse della presunta vittima. In realtà, sin dal primo momento ci sarebbero stati dei dubbi sulle dichiarazioni della figlia, tanto che il gip Stefania Gallì che aveva disposto il carcere per i genitori, revocò la misura già subito dopo l'interrogatorio di garanzia.

In base alla ricostruzione dell'avvocato Mancuso Marcello, la ragazza si sarebbe inventata tutto per interessi economici: avrebbe avuto bisogno di soldi e avrebbe pensato che, facendo finire in galera i suoi genitori, avrebbe potuto appropriarsi del loro patrimonio. Il fratello e la sorella della presunta vittima, peraltro, hanno sempre difeso la madre e il padre.

 La giovane si è costituita parte civile nel processo con l'assistenza dell'avvocato Giuseppe Bruno, che dopo la sentenza afferma: "Dispiace che il gup di Termini Imerese non abbia condiviso il lavoro e le conclusioni della procura della Repubblica. Attendiamo le motivazioni della sentenza e dopo valuteremo i passi successivi. In ogni caso, a prescindere dalla verità processuale, rimane la storia di una ragazza che ha avuto la forza ed il coraggio di costruirsi una nuova vita spezzando legami familiari malati".

Le motivazioni della sentenza di assoluzione piena saranno depostitate tra 90 giorni.
 

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