Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

Le metamorfosi mafiose e la trattativa mafia-Stato

La ricerca della verità è impedita dalle contiguità sempre più forti oppure oscurata da fronzoli inutili, che servono a distrarre l’attenzione della società civile.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Le metamorfosi mafiose sono cominciate venti anni fa, con un progetto che lentamente si è radicato nei gangli vitali dello Stato. Il riferimento è al "Programma di Rinascita Nazionale" elaborato da Licio Gelli che consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro il potere esecutivo e l'informazione. A trent'anni di distanza, alcuni punti del piano hanno trovato attuazione a livello istituzionale, di assetto economico nel mondo imprenditoriale e soprattutto a livello mediatico. Altri sono stati proposti dalle forze politiche, anche d'ideologia opposta.

I principali punti: a) la nascita di due partiti, l'uno, a sinistra e l'altro a destra; b) il controllo di quotidiani e la liberalizzazione delle emittenti televisive; c) l'abolizione del monopolio della RAI e la sua privatizzazione; d) la riforma della magistratura, la separazione delle carriere, la responsabilità del CSM nei confronti del Parlamento; e) la riduzione del numero dei parlamentari e l'abolizione della province. L'obiettivo finale era togliere potere ai cittadini al punto di renderli superflui nelle decisioni che riguardavano la Nazione. Applicarlo alle gerarchie mafiose è stato semplice, meno facile è stato trasportarlo nelle istituzioni ma comunque si è riusciti nell'intento in entrambi i casi. Partirei da un dato oggettivo: l'esordio di tale rapporto ha il suo inizio con il maxi processo istruito da Falcone e Borsellino, nel quale i vertici della mafia furono condannati all'ergastolo. Fu in quel preciso istante che la mafia chiese l'intervento della politica per modificare in Cassazione quella intollerabile e durissima sentenza.

Si sono mossi esponenti dello Stato, dei poteri forti, delle massonerie ma per fortuna la sentenza fu confermata in tutta la sua durezza e giustizia. La mafia alloro capì che taluni ingranaggi di natura collusiva si erano inceppati e diede inizio al cosiddetto periodo stragista con l'uccisione di Salvo Lima pensando di rimettere subito le cose a posto. Non fu così, perché l'impegno profuso da Falcone prima e Borsellino dopo, soffoco ogni tentativo di reazione della mafia al punto tale che si decise di ucciderli entrambi. Iniziò così la vendetta della mafia che chiamava lo Stato a trattare, pena un terrorismo incontrollabile con stragi e morti. Furono immediatamente eliminati tutti quelli che potevano costituire una reale pericolo per la mafia, soprattutto quelli erano arrivati al terzo livello.

Oggi io non parlerei di "trattativa", perché le trattative si fanno in due, mentre mafia e Stato, formano un unicum indifferenziato, con una inversione di ruoli e con i detentori del potere dello Stato che hanno sostituito, di fatto, la vecchia cupola. La ricerca della verità è impedita dalle contiguità sempre più forti oppure oscurata da fronzoli inutili, che servono a distrarre l'attenzione della società civile. La vera cupola attualmente si occupa di politica e di affari in campo economico e finanziario. Mafia e politica creano gli affari e ci lucrano sopra: opere faraoniche inutili ma molto molto redditizie. Basta semplicemente vedere i costi delle opere pubbliche in Italia e nel resto d'Europa per capire gli intrecci tra mafia, politica, imprenditoria e corruzione. La bassa manovalanza è accontentata con il pizzo, la droga, la prostituzione, il gioco d'azzardo e altri piccoli settori criminali. I vertici invece vestono abiti di alta sartoria, esibiscono lauree, master e, come diceva Pippo Fava, frequentano i salotti buoni d'Italia. Scardinare una simile organizzazione non è facile: solo una grande rivoluzione popolare e culturale potrà avere in futuro qualche minima possibilità. Questa purtroppo è la mafia oggi: invincibile.

Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale,

direttore della Scuola di Legalità "don Peppe Diana" di Roma e del Molise

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