Cronaca

Venti giovani laureati e diplomati lavoravano in nero in un call center

La guardia di finanza si è trovata davanti ragazzi di età compresa tra i 20 e i 30 anni. Non avevano mai firmato nessuna lettera di assunzione e rispondevano al telefono per 250 euro al mese. Sospesa l'attività dell'azienda

Venti giovani lavoravano in un call center completamente in nero. Nell’ambito di mirati controlli in materia di normativa previdenziale e assistenziale, la guardia di finanza ha individuato un call center dove erano intenti a lavorare 20 giovani, di età compresa tra i 20 ed i 30 anni, tutti neodiplomati e neolaureati e, pertanto, alla prima esperienza lavorativa.

Gli accertamenti effettuati sul posto dai finanzieri hanno permesso di appurare che tutti i giovani, retribuiti con 250 euro mensili ciascuno, non avevano mai ricevuto una lettera di assunzione, né sottoscritto un regolare contratto di lavoro, ma si erano semplicemente limitati a firmare quietanze di pagamento nelle quali mensilmente era indicato l’importo netto del loro “stipendio”, sulla base delle ore effettuate davanti ad un computer, con cuffie collegate ad una postazione telefonica.

Per tre di loro l’effettivo lavoro subordinato era stato simulato come rapporto di collaborazione occasionale, mediante l’accensione di una propria partita iva e l’emissione di fatture riepilogative delle prestazioni di “teleselling”, aventi ad oggetto la promozione di contratti di telefonia mobile e fissa, che in realtà camuffavano un’attività lavorativa in tutto e per tutto di natura dipendente.

In questo modo l’azienda, grazie al risparmio di parecchie migliaia di euro sui contributi previdenziali ed assistenziali obbligatori per legge, nonché sullo stipendio erogato ai giovani, al di sotto dei contratti collettivi di settore, è riuscita ad ottenere importanti contratti con grandi aziende operanti nel settore delle telecomunicazioni, ovviamente ignare delle condotte del call center.

Quest’ultimo è stato segnalato alla Direzione Territoriale del Lavoro di Palermo per l’avvio della procedura finalizzata alla sospensione dell’attività imprenditoriale per aver impiegato il 100% della forza lavoro in nero, così come previsto dalla legge (articolo 14 del decreto legislativo nr. 81/2008).
Adesso le fiamme gialle stanno esaminando nei dettagli la contabilità dell’azienda, sia per la contestazione delle pesanti sanzioni amministrative previste dalle disposizioni vigenti – che nel caso specifico vanno da un minimo di 500 mila euro ad un massimo di 1 milione e 700 mila euro - sia per la ricostruzione dei ricavi sottratti al fisco negli ultimi periodi d’imposta.

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