Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Termini Imerese

Termini, via al restauro della chiesa di San Carlo Borromeo

I lavori si concluderanno entro il 2021. Poco più di 300 mila euro la cifra destinata all’impresa esecutrice, che si è aggiudicata la gara pubblica. Tra gli interventi la demolizione e ricostruzione della struttura di copertura e il consolidamento delle murature perimetrali

Iniziato il restauro della chiesa dedicata a San Carlo Borromeo nell’omonima piazza a Termini Imerese. Il progetto, iniziato nel 2015, è stato finanziato con decreto dell’assessorato regionale all’Infrastruttura nel mese di giugno 2019 per un importo complessivo di circa 570 mila euro (comprensivo di lavori, sicurezza e somme a disposizione dell’amministrazione) e rientra nelle azioni strategiche denominate “Interventi dei Beni Culturali Storico Artistici di culto”. I lavori si concluderanno entro il 2021.

La cifra destinata al recupero dell’edificio e affidata all’impresa esecutrice, che si è aggiudicata la gara pubblica, ammonta a poco più di 300 mila euro e prevede tra gli interventi: la demolizione e ricostruzione della struttura di copertura, sia dell’abside che dell’aula, con risarcitura delle lesioni presenti ed il consolidamento delle murature perimetrali. Anche le tegole, i cosiddetti coppi siciliani, saranno per la maggior parte provenienti dal recupero del manto dimesso. L'impianto elettrico sarà oggetto d'intervento con l’adeguamento e la sostituzione, secondo le nuove normative, dei corpi illuminanti con apparecchiature a Led in un’ottica di risparmio energetico e di salvaguardia dei consumi.

La chiesa di San Carlo è stata fondata nel 1619. Qui ebbe sede la confraternita dei Calzolai che, dopo la chiusura dell’oratorio termitano dedicato a Crispino e Crispiniano, si trasferì in questo edificio religioso dove, tramite un’ordinanza municipale, ottenne un altare da dedicare ai due Santi. All’interno è possibile ammirare una tela del 1623 raffigurante il Martirio dei Santi Crispino e Crispiniano frutto della sapiente mano di Pietro d’Asaro, detto il Manocolo di Racalmuto con echi caravaggeschi, ed ancora un quadro raffigurante San Bernardo di Chiaravalle che prega davanti alla Vergine col Bambino di Vincenzo La Barbera del 1609.

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