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Foto archivio

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"Gare pilotate all'Ucciardone per favorire ditta vicina alla mafia", 3 condanne

Il processo ruota attorno ad alcuni lavori realizzati nel penitenziario dalla Spe.fra. Nei guai il titolare dell'impresa, un suo collaboratore e un funzionario del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria

Le gare d'appalto per alcuni lavori nel carcere Ucciardone furono pilotate per favorire un'impresa ritenuta vicina al boss latitante Matteo Messina Denaro. Lo ha stabilito il tribunale, che ha condannato a tre anni di carcere l'imprenditore Francesco Spezia e il suo collaboratore, il geometra Giuseppe Pilato, accusati di corruzione. A due anni è stato condannato, invece, Salvatore Torcivia, funzionario del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, imputato di turbativa d'asta.

Il processo ruota attorno ad alcuni lavori di ristrutturazione realizzati nel penitenziario dalla Spe.fra, impresa di Spezia. Secondo l'accusa le aggiudicazioni sarebbero state pilotate - da qui l'accusa di turbativa d'asta - per favorire l'impresa ritenuta vicino alla famiglia del boss latitante. Secondo il pm, Torcivia avrebbe affidato direttamente alla Spe.fra due appalti, uno da 44mila euro, l'altro da 37mila, per realizzare un impianto di sicurezza e un impianto termico nel carcere. "Torcivia - dicono i magistrati - interveniva ancora prima che venisse predisposto un bando di gara ovvero una qualsivoglia procedura volta a ottenere da parte dell' ente appaltante le condizioni migliori e al miglior prezzo"

Nell'inchiesta, nata da un'indagine della dda sul clan del capomafia, finì pure Giuseppe Marino, altro funzionario del provveditorato che avrebbe intascato una mazzetta per agevolare la ditta. Marino, giudicato con il rito abbreviato, è già stato condannato.

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