San Giuseppe Jato, a rischio 41 lavoratori socialmente utili

Sono pagati meno di 600 euro al mese dalla Regione. Dopo 15 anni temono di perdere il lavoro nel 2013. Chiedono di essere stabilizzati. Il vicesindaco Randazzo: "Senza di loro le attività comunali subirebbero una frenata"

Il municipio di San Giuseppe Jato

Nel comune di San Giuseppe Jato, centro a pochi chilometri da Palermo , ci sono 41 precari che da 15 anni contribuiscono, in maniera rilevante, a far funzionare la macchina amministrativa. Si tratta dei lavoratori socialmente utili (Lsu) con contratti a termine che vengono puntualmente rinnovati alla scadenza e un sussidio di disoccupazione versato dall'Inps di 541 euro al mese.

Questi lavoratori, finanziati dalla Regione Siciliana, data la difficile situazione in cui versano le casse di Palazzo dei Normanni potrebbero rimanere senza un'occupazione dal 2013.  "E per il Comune - dichiara il vicesindaco di San Giuseppe Jato Calogero Randazzo - le conseguenze potrebbero essere catastrofiche".

"Questo perchè - ci spiega - dovrebbero svolgere attività di supporto e invece si occupano di attività funzionali (come per esempio il servizio di scuola bus o la mensa) e amministrative". "Ad agosto - continua il vicesindaco - gli Lsu si sono astenuti dal lavoro proprio per dimostrare di essere fondamentali all'interno delle amministrazioni locali ed effettivamente i disservizi non sono mancati: abbiamo dovuto chiudere la ludoteca e tutte le attività in generale hanno subito una brusca frenata".

I lavori socialmente utili, infatti, costituiscono una grossa fetta della "forza lavoro" comunale: sono 41 su una mappa organica che conta di 78 persone (di cui 43 persone di ruolo) e inoltre sono la parte giovane di essa costituendo così di fatto la fetta digitale. La stessa identica situazione si verificherebbe nel paese di San Cipirello, dove gli Lsu sono 70 e via dicendo in tutta la Sicilia. Almeno così dicono amministratori e lavoratori. Circa 5.800 in tutto le persone interessate.

Le battaglie. Per evitare che questo accada gli Lsu di tutta la Sicilia, riunitisi nel Comitato Regionale Asu (Attività socialmente utili), hanno protestato davanti il Palazzo dei Normanni lo scorso 5 settembre per chiedere la copertura finanziaria per i mesi di novembre e dicembre e la proroga dei progetti Asu fino al 31 dicembre 2014. Quel giorno in Regione era in corso un incontro al termine del quale l'assessore Giuseppe Spampinato, a nome del governo dimissionario ha detto che i fondi sono stati trovati e l'assessore al Bilancio Gaetano Armao si è impegnato a ad incontrare la Ragioneria dello Stato per avere una deroga al Patto di stabilità".

Quest'ultimo, infatti, stabilisce che le Regioni non possono superare un tot di spesa per il personale. Cifra che la Sicilia ha già raggiunto. La Regione non potrebbe dunque stabilizzare questi precari che però, nel frattempo hanno acquisito una professionalità divenendo di fondamentale importanza per le amministrazioni. Così importanti da chiedere il riconoscimento giuridico di lavoratori, il riconoscimento a livello previdenziale delle attività prestate e la definitiva stabilizzazione non oltre il 30 giugno 2013.

Ma è giusto rendere di ruolo persone che hanno avuto accesso al posto di lavoro senza svolgere un regolare concorso come tutti gli altri? La risposta naturalmente è no. Solo che tale situazione di ingiustizia è stata creata da un meccanismo malsano sin dall'inizio, voluto dalla politica regionale siciliana per cui questi lavoratori sono stati un importante bacino elettorale, debole e ricattabile.

Ormai però è forse più dannoso interromperlo che altro. In ogni caso al momento quelle dello scorso 5 settembre sono solo promesse, dato che non c'è ancora nulla di ufficiale.

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Il meccanismo che ha creato l'esercito di precari. Gli Lsu vengono istituiti per dare un impiego ad alcune categorie di disoccupati. Nascono quindi come misura di sostegno al reddito e prendono ispirazione dalle figura degli ex articolisti introdotti con una legge dell'81.

Regolamentati da una legge del 97 nel tempo sono diventati parte integrante ed essenziale per il buon funzionamento delle amministrazioni comunali. Di conseguenza senza di loro la macchina si inceppa.

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