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"Costretti a lavorare nei reparti Covid": nuova protesta degli addetti alle pulizie del tribunale

Queste le condizioni dell'accordo, firmato con la Dussmann, per riportare le ore da 15 a 40 e che scadrà a fine maggio. La Uiltucs ha avviato la procedura di raffreddamento propedeutica alla proclamazione dello sciopero: "Chiediamo di essere assunti alle vecchie condizioni"

Nonostante lo stop, per tre mesi, alla riduzione dell'orario di lavoro, i 37 lavoratori che si occupano della pulizia del tribunale ritornano a protestare. La Uiltucs Sicilia ha avviato la procedura di raffreddamento propedeutica alla proclamazione dello sciopero per i servizi pubblici. L'accordo firmato con la Dussmann service srl, multinazionale tedesca che ha vinto la gara d'appalto per la gestione del servizio non piace al sindacato. 

"L'azienda - spiega a PalermoToday il rappresentante sindacale Marco Stassi - ci ha proposto le 40 ore però solo 15 al tribunale. Le altre 25 ore, 5 al giorno, le dobbiamo svolgere altrove: nei reparti Covid all'ospedale Cervello, al Cto e a Villa Sofia, non tenendo conto che siamo senza vaccini, che ci sono persone come me che sono state operate al cuore e sono a rischio. L'accordo lo abbiamo firmato perchè se non lo facevamo perdevamo il lavoro". Tra le altre cose il contratto è a tempo determinato: è valido fino al 31 maggio. "Inoltre - continua il sindacalista - sono state fatte anche 60 nuove assunzioni, addetti alle pulizie impiegati nella cittadella giuduziaria, perchè ci chiediamo?". 

Uiltucs Sicilia chiede il rispetto della normativa e della disciplina contrattuale, in termini di garanzia dei diritti quesiti e di rispetto della clausola sociale. "Chiediamo di essere assunti alle vecchie condizioni, quelle che avevamo quando eravamo dipendenti della Coop service fm. Ci vogliamo almeno sedere al tavolo con la multinazionale - conclude Stassi - e discutere di questo". Il sindacato ha inviato una richiesta di convocazione presso il centro per l’impiego "per sostenere i lavoratori e le loro famiglie, costretti a subire condizioni economiche umilianti e insostenibili”.

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