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Il municipio di Casteldaccia (foto archivio)

Il municipio di Casteldaccia (foto archivio)

Precari con contratti a termine per più di 3 anni, condannato il comune di Casteldaccia

Il giudice ha stabilito che l'ente pubblico dovrà risarcire 12 mensilità a venti lavoratori. I legali dello studio Leone-Fell: "Il superamento del termine costituisce un chiaro indice della fattispecie dell'abuso"

Venti lavoratori precari risarciti dal comune di Casteldaccia. Così ha deciso il tribunale di Termini che ha condannato l’ente a pagare l’equivalente di 12 mensilità ai lavoratori per avere utilizzato contratti a tempo determinato per più di tre anni e senza che tali rapporti lavorativi venissero trasformati a tempo indeterminato. I giudici hanno dichiarato illegittimo il termine apposto ai contratti in questione.

“Per giurisprudenza consolidata - dicono gli avvocati dello studio Leone-Fell - qualsiasi cittadino che abbia lavorato per più di tre anni alle dipendenze di un ente pubblico, attraverso contratti a tempo determinato, ha diritto ad avere un risarcimento economico pari almeno ad un anno di stipendio. In Sicilia e in Italia sono migliaia le persone che si trovano in una situazione simile e che possono essere tutelate".

Il decreto legislativo 368/2001 disciplina proroga e successione dei contratti. Tali disposizioni, ricostruiscono i legali, sono “dirette a contrastare l’abusivo ricorso al contratto a termine come richiesto dalla clausola 5 dell’accordo. Da una parte l’articolo 4 ha previsto che il termine del contratto a tempo determinato può essere, con il consenso del lavoratore, prorogato quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni” e, comunque, per una sola volta e a condizione che la proroga sia determinata da ragioni oggettive riferibili alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulati a tempo determinato.

“Da ultimo - concludono gli avvocati Francesco Leone, Simona Fell e Chiara Campanelli - è stata introdotta la durata complessiva del rapporto a termine che non potrà essere superiore ai tre anni e il cui superamento costituisce un chiaro indice della fattispecie dell’abuso”. E come precisato anche dalla corte di Cassazione in casi analoghi “l’abusivo ricorso al contratto a termine è fonte di danno risarcibile per il lavoratore che abbia reso la sua prestazione lavorativa in questa condizione di illegalità”.

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